All'Isola d'Elba il mare non è soltanto una risorsa naturale o un'attrazione turistica: può diventare uno spazio educativo, un luogo di incontro e uno strumento per accompagnare i giovani nella scoperta di sé e della comunità. È questa l'idea da cui nasce nel 2025 "Cambio di Rotta – Percorsi nella consapevolezza via mare all'Elba", progetto promosso dalla Fondazione Isola d'Elba ETS insieme a una vasta rete di scuole, enti del terzo settore, istituzioni e realtà del mondo nautico, grazie al bando Siete Presente, promosso da Cesvot e finanziato da Regione Toscana insieme alle 11 Fondazioni bancarie della Regione.
L'iniziativa propone un percorso rivolto a ragazze e ragazzi dai 14 ai 35 anni che utilizza la navigazione a vela come esperienza educativa. Attraverso uscite in mare, attività laboratoriali, incontri con esperti e momenti di confronto, i partecipanti sono chiamati a mettersi in gioco, imparando a collaborare, affrontare le difficoltà e sviluppare autonomia e senso di responsabilità.

Mare e cambiamenti
Navigare significa imparare a leggere il vento, adattarsi alle condizioni, condividere responsabilità e prendere decisioni insieme. Per questo la barca a vela diventa la metafora di un percorso di crescita personale: ciascun componente dell'equipaggio ha un ruolo, ogni scelta incide sull'intero gruppo e solo la collaborazione permette di raggiungere la meta.
Il progetto punta così a trasformare l'esperienza della navigazione in un'occasione per sviluppare competenze trasversali, dal lavoro di squadra alla gestione delle emozioni, difficilmente acquisibili attraverso la sola formazione tradizionale.
"Il mare non cura da solo, ma insegna a cambiare direzione"

La testimonianza di Stanislao Pecchioli, Fondazione Exodus Isola d'Elba
"Per me e mia moglie Marta l'accoglienza non è nata con Exodus. Veniamo dall’esperienza della Scuola di Barbiana, abbiamo vissuto in una delle prime Comuni a Barberino del Mugello, da sempre abbiamo cercato di costruire luoghi aperti alle persone più fragili, mettendo al centro la solidarietà, la condivisione e la responsabilità verso gli altri. L'incontro con don Antonio Mazzi, all'inizio degli anni Novanta, è stato uno spartiacque: ci siamo riconosciuti negli stessi valori e da allora il nostro percorso è proseguito insieme alla Fondazione Exodus.
Vivendo all'Elba e lavorando in un'azienda agricola, il mare è sempre stato parte della mia vita. Ho pensato che dovesse diventare anche uno strumento educativo. Così, accanto alle attività della comunità, abbiamo iniziato a portare i ragazzi in barca. Non perché la vela abbia un potere terapeutico in sé, ma perché il mare costringe a confrontarsi con sé stessi, con gli altri e con la natura.
Noi non parliamo di "velaterapia". La barca, per noi, è uno strumento educativo come l'orto, il lavoro quotidiano o i momenti di riflessione. Navigare significa imparare a collaborare, assumersi responsabilità, prepararsi a raggiungere una meta, affrontare gli imprevisti. Quando si lascia la terraferma si entra in una dimensione diversa: si riscoprono il vento, il cielo, il silenzio, il valore del gruppo. Sono esperienze che aiutano i ragazzi a guardare oltre le proprie fragilità.

Negli anni abbiamo visto quanto questo approccio possa fare la differenza. Molti giovani arrivano da situazioni familiari difficili e da una società che spesso offre pochi punti di riferimento educativi. Hanno bisogno di adulti credibili, di relazioni autentiche e di esperienze che restituiscano fiducia. È questo il senso del nostro lavoro.
Per questo il progetto Cambio di Rotta ci è sembrato fin da subito profondamente coerente con il nostro modo di intendere l'educazione. Cambiare rotta non significa semplicemente cambiare strada: significa fermarsi, riflettere e scegliere consapevolmente una direzione diversa. È quello che fanno ogni giorno i ragazzi che intraprendono un percorso di comunità.
Ma il cambiamento riguarda anche il territorio. Con Cambio di Rotta abbiamo cercato di coinvolgere associazioni, istituzioni e cittadini per immaginare insieme un'Elba che punti più sulla qualità delle relazioni che sulla quantità, capace di valorizzare le proprie risorse umane, ambientali e sociali. Significa fare rete, promuovere cultura, costruire occasioni di crescita e restituire ai giovani la possibilità di sentirsi parte di una comunità.
È una sfida che richiede tempo e collaborazione, ma crediamo sia la direzione giusta. Perché cambiare rotta, in fondo, significa scegliere di restare umani".
I giovani dell’isola
"Cambio di Rotta" nasce dall'osservazione delle trasformazioni che hanno interessato il mondo giovanile negli ultimi anni. Anche all'Elba si sono accentuati fenomeni come l'isolamento sociale, la dispersione scolastica, il disagio psicologico e l'abuso di sostanze, aggravati dagli effetti della pandemia e dalla limitata disponibilità di occasioni di aggregazione durante gran parte dell'anno, contesto approfondito anche dalla ricerca di Cesvot e Università di Pisa, “Universo Elba”.
Il progetto propone quindi un'alternativa concreta, capace di unire educazione, esperienza diretta e valorizzazione del territorio. Il mare diventa uno spazio aperto in cui riscoprire relazioni, fiducia e appartenenza alla comunità.
Particolare attenzione è dedicata anche ai giovani che vivono situazioni di vulnerabilità, affinché possano trovare in questo percorso un'opportunità di inclusione e di crescita personale.
"Cambio di Rotta' mi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande. Attraverso il percorso a terra ho scoperto il valore del mare come luogo educativo, ho conosciuto persone e realtà del territorio e ho acquisito maggiore consapevolezza del lavoro che le associazioni svolgono insieme. È stata un'esperienza che mi ha arricchito sul piano umano e formativo. Se posso esprimere un desiderio, è che in futuro progetti come questo riescano a raggiungere ancora più persone, soprattutto i giovani, perché rappresentano un'opportunità preziosa di crescita per tutta la comunità" racconta Nina Cresci, 20 anni, ospite della Comunità Exodus.
Una comunità che educa
Uno degli elementi più significativi dell'iniziativa è la costruzione di una rete ampia e trasversale. Accanto alla Fondazione Isola d'Elba partecipano la Fondazione Exodus – La Mammoletta, gli istituti scolastici ITCG Cerboni e ISIS Foresi di Portoferraio, la Capitaneria di Porto, l’Usl Toscana NordOvest, circoli nautici, la Lega Navale, cantieri navali e numerose associazioni del territorio, tra cui Auser Portoferraio, Arca Cooperativa Sociale, Associazione Astrofili Elbani, Incontriamoci in diversi aps, Tip Tap One asd, Dialogo odv, e molte altre realtà locali che hanno conferito ulteriori risorse economiche.
Questa alleanza permette di mettere a disposizione competenze diverse e di costruire un percorso che coinvolge scuola, volontariato, istituzioni e imprese in un obiettivo comune: offrire ai giovani nuove opportunità educative e di partecipazione.
Il contributo del terzo settore assume un ruolo centrale non solo nell'organizzazione delle attività, ma anche nella capacità di creare relazioni di fiducia, favorire il dialogo tra generazioni e promuovere una cittadinanza attiva radicata nel territorio.
Ambiente, lavoro e cittadinanza
Accanto alla dimensione educativa, "Cambio di Rotta" propone un percorso di conoscenza dell'ambiente marino e della cultura dell'Arcipelago Toscano. Le attività consentono ai partecipanti di approfondire temi legati alla tutela dell'ecosistema, alla sicurezza della navigazione e alla storia del mare, contribuendo a rafforzare il legame con il patrimonio naturale e culturale dell'isola.
Il progetto guarda anche al futuro professionale dei giovani, offrendo occasioni di incontro con operatori del settore nautico e turistico e facendo conoscere competenze e mestieri che rappresentano una risorsa importante per l'economia elbana.

"Per me 'Cambio di Rotta' ha significato offrire alle persone la possibilità di vivere il mare in modo diverso, scoprendo l'isola da un'altra prospettiva e trovando uno spazio di riflessione sulle proprie scelte. La vela può diventare uno strumento di crescita e cambiamento: è quello che è successo anche a me, tanto da trasformare una passione nel mio lavoro. Con questa iniziativa abbiamo portato in mare studenti, persone con disabilità e realtà del terzo settore, creando occasioni di incontro e collaborazione tra associazioni che spesso non avevano mai lavorato insieme. Vedere alcuni ragazzi appassionarsi e continuare il percorso anche oltre il progetto è stato uno dei risultati più belli. Per me, che nella vela e nei tempi della natura e del mare, ho trovato una strada di cambiamento nella vita, è stato naturale restituire questa esperienza accompagnando gli altri in questo percorso” aggiunge Francesco Busalacchi, comandante delle navi del progetto.
Un modello che punta a lasciare il segno
Nel corso delle attività sono state coinvolte circa 300 persone tra studenti, giovani, volontari e associazioni.
L'obiettivo, va oltre i numeri. L'ambizione è costruire un modello educativo replicabile, capace di dimostrare come la collaborazione tra terzo settore, scuola, istituzioni e comunità possa trasformare un patrimonio identitario come il mare in uno strumento di inclusione sociale, prevenzione del disagio e crescita collettiva.
“Se cambiare rotta è possibile, a volte necessario, è l’equipaggio che permette alla barca di raggiungere porti più sicuri, al riparo dalle bufere, aspettando condizioni più favorevoli e riparando i danni, ma con la voglia di ripartire. Siamo “naviganti” e quel che conta è la scoperta: esistono mondi, dentro e fuori di noi, che meritano di essere disvelati per dare un senso a tutto questo mare. Non ci fermeremo al progetto “Cambio di rotta”: vogliamo, che dall’Isola d’Elba, il nostro progetto faccia rotta sulle altre isole dell’Arcipelago Toscano e sulle Isole minori italiane. La barche della Fondazione Exodus La Mammoletta - con l’aiuto delle Istituzioni, del mondo imprenditoriale, degli ETS, dei cittadini - diventeranno ambasciatrici della fragilità delle Isole. I trasporti, la sanità, la formazione, il lavoro, l’istruzione, il turismo stagionale, la “isolitudine” dei giovani, le dipendenze e la marginalità sociale, sono temi amplificati dalla dimensione isolana. Ma le isole possono trasformare queste fragilità in occasioni di forza e resilienza, laboratori di solidarietà e condivisione, palestre di creatività e innovazione, luoghi da vivere in ogni stagione, facendo leva sull’identità culturale e sui valori materiali e immateriali di cui sono scrigno, oltre che di bellezza. Una bellezza che cura, una tradizione che insegna, un futuro che parte dal “piccolo” per diventare scuola di futuro. Lanceremo il progetto “Libri in barca: rotta sulla fragilità” con la convinzione che unendo le piccole isole minori in un unico “arcipelago mediterraneo” ritroveremo le soluzioni e il coraggio che hanno permesso ai nostri antenati di sopravvivere ai pirati e ad ogni tempesta” conclude Patrizia Lupi, Direttrice Fondazione Elba Ets.
Foto di Enjoy Elba & the Tuscan Archipelago

