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Pubblicata la ricerca sulla solidarietà internazionale in Toscana, 150 associazioni coinvolte

Dopo la tutela dei diritti, l’immigrazione e la vulnerabilità sociale, Cesvot ha scelto di avviare, in collaborazione con l’Università di Siena, un’indagine sul “volontariato senza frontiere” per capire come nasce un’attività di solidarietà internazionale, cosa c’è alla base di un impegno volontario a favore di altre popolazioni, quali sono le principali motivazioni che portano un’associazione ad intraprendere un simile percorso sebbene spesso faticoso e accidentato.

La ricerca, appena pubblicata con il titolo “Volontariato senza frontiere. Solidarietà internazionale e cooperazione allo sviluppo in Toscana” (Cesvot, “I Quaderni”, a cura di Fabio Berti e Lorenzo Nasi), ha cercato di rispondere a questi e ad altri interrogativi attraverso una serie di interviste e focus group che hanno coinvolto 150 associazioni toscane.

Cesvot ha scelto di studiare questo ambito di intervento anche a fronte di una limitata attenzione da parte della letteratura scientifica più orientata a studiare le organizzazioni non governative nel suo complesso piuttosto che le caratteristiche dell’intervento volontariato; nonostante le Ong rappresentino il nucleo più strutturato ed innovativo tra le associazioni di solidarietà internazionale, non si può trascurare l’importanza che ricoprono tutte quelle realtà di base espressione della società civile.

In generale, in Toscana il volontariato internazionale è rappresentato da un sistema imperniato su una rete di soggetti locali: dalle amministrazioni locali, alle organizzazioni non governative, dalle associazioni di volontariato, ai centri di ricerca, alle aziende sanitarie. La nostra ricerca pone particolare attenzione agli itinerari, alla tipologia delle attività, alla densità e qualità delle reti e dei legami, mettendo in evidenza se ed eventualmente come tali realtà organizzative si inseriscono nel complesso sistema della cooperazione decentrata regionale.

copertinaTre i principali ambiti di intervento delle associazioni toscane impegnate in attività di solidarietà internazionale: educazione (79%), sanità (70%) e sociale (63%). L’agricoltura coinvolge un terzo delle realtà intervistate, così come il settore della cultura. Per l’83% dei casi i beneficiari dei progetti sono i bambini, per il 61% le popolazioni rurali. L’Africa è il primo continente a cui si rivolgono gli aiuti, seguita dall’America latina.
A differenza di altri contesti, sono le “medie” e le “piccole” associazioni ad essere i principali attori. La presenza di una “costellazione” di associazioni rappresenta una peculiarità che - se da un lato - evidenzia la ricchezza del tessuto sociale, nonché la forza, il dinamismo e la maturità della società civile, dall’altra può rappresentare un punto di debolezza in termini di efficacia ed efficienza dell’intervento di “aiuto”. In tal senso, nonostante le dinamiche concorrenziali esistenti, le associazioni intervistate hanno espresso l’esigenza di un maggiore coordinamento affinché le scelte (di settore, territoriali, progettuali, ecc.), pur nella piena autonomia, possano essere frutto di politiche e strategie più condivise e razionali.

Dalla ricerca emergono almeno cinque criticità ma anche ‘bisogni’ delle stesse associazioni: la valutazione, considerata come un “anello debole” all'interno del ciclo dei progetti realizzati; il ruolo delle istituzioni nel promuovere strumenti operativi orientati a favorire realmente la partecipazione e la condivisione con le associazioni; le dinamiche di networking e di collaborazioni; la comunicazione, quale altro ambito fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica; la formazione, per rendere sempre più efficaci i propri progetti e  far “crescere” l’associazione.

(La foto è stata gentilmente concessa dall'associazione Donne Insieme di Arezzo)

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