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Intervista ad Alessandra Pauncz, Centro di ascolto per uomini maltrattanti

L'associazione Artemisia si occupa da molti anni di violenza su donne e bambini, perché avete deciso di aprire il Cam-Centro di ascolto per uomini maltrattanti?
Alcune nostre operatrici sentivano l'esigenza di sviluppare un intervento che si rivolgesse anche agli uomini violenti. Troppo spesso, infatti, in una situazione di violenza domestica la donna è considerata la sola persona ‘responsabile', chi agisce la violenza scompare. Volevamo quindi sperimentare un lavoro sugli uomini violenti che li aiutasse ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte nella speranza che, con una consapevolezza diversa, possano essere partner e padri migliori. Grazie al finanziamento di Cesvot e alla collaborazione dell'Asl 10 abbiamo avviato un progetto che nel luglio 2009 abbiamo reso indipendente e autonomo fondando un'altra associazione, perché fosse inequivocabile il posizionamento a favore delle donne del Centro.

Che tipo di attività svolgete?
Abbiamo una linea telefonica e un sito web attraverso cui forniamo informazioni, materiali e la possibilità verificare con un test i propri comportamenti. Dal momento che siamo l'unico centro in Italia riceviamo molte richieste, ma purtroppo la nostra effettiva capacità di lavoro è, almeno per adesso, solo sul territorio fiorentino. Agli uomini offriamo una serie di colloqui di valutazione per capire la motivazione, la volontà al cambiamento e se esistono altre problematiche correlate. E poi possono partecipare ai gruppi psico-educativi di cambiamento che prevedono circa 40 incontri. Infine chiediamo una liberatoria per contattare la partner ed eventuali servizi invianti così che possano darci una loro valutazione della situazione.

Ad oggi quanti uomini vi hanno contattato e chi sono?
Abbiamo avuto circa 60 contatti: 20 uomini che hanno chiesto aiuto per problemi con le loro compagne e 40 contatti di vario genere (donne che chiedono aiuto per sé o per il compagno, molte richieste di formazione ed informazioni). Gli uomini che ci contattano sono quasi tutti ‘normali', non hanno particolari disagi psichici, né problemi di alcolismo o tossicodipendenza. Sono uomini in qualche modo ‘costretti' a fare qualcosa per cambiare, in genere su sollecitazione della compagna (e con la minaccia di una rottura). La maggior parte è ambivalente: da una parte riconosce di aver agito un comportamento sbagliato che deve essere modificato, dall'altra tende a minimizzare o negare la violenza. Si rivolgono a noi perché sperano di recuperare il rapporto con la compagna, gravemente compromesso dalla violenza. Ma quando si rendono conto che proponiamo un lavoro più impegnativo sul piano motivazionale ed emotivo, spesso interrompono il percorso.

E le istituzioni, i cittadini ma anche il movimento femminista e i centri antiviolenza cosa pensano del vostro lavoro?
L'atteggiamento di istituzioni e cittadinanza è più quello del “poverini hanno un problema”, quindi il nostro progetto è ben accolto. Per quanto riguarda invece i centri antiviolenza e il movimento femminista la questione è diversa. Alcuni centri approvano il nostro intervento, data anche la metodologia e le linee guida che ci ispirano. Con i centri antiviolenza condividiamo una lettura della violenza ed una preoccupazione prevalente per la sicurezza della vittima. Altri temono che l'attenzione al maltrattante possa distogliere attenzioni e risorse dalle vittime, preoccupazione legittima e fondata. Sono quindi più cauti e in alcuni casi apertamente ostili. Mi sembra invece che il movimento femminista ci accolga con favore, dal momento che guarda con interesse a tutto ciò che mette in discussione i modelli prevalenti di mascolinità a partire da una riflessione degli uomini sui propri comportamenti.

Per informazioni e contatti
Tel. 339 8926550
http://www.centrouominimaltrattanti.org/
info@centrouominimaltrattanti.org

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