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Tante volte in questa rubrica ho insistito con “less is better” (meno è meglio).  Questa volta la campagna del mese non è propriamente una campagna, ma un cartello vetrina, una di quelle scritte adesive che vediamo a bizzeffe nei nostri punti vendita abituali, ed ai quali magari non facciamo nemmeno caso.

L’ho scelto perché rappresenta una vera e propria lezione di quanto siano importanti in comunicazione parole come semplicità, coerenza, equilibrio, evoluzione. Una lezione anche per me.

Il soggetto è Big Store, catena di supermercati attiva nel nostro paese, che aiuta la Fondazione Banco Alimentare raccogliendo e consegnando i prodotti vicini alla scadenza: Banco Alimentare si occuperà poi di re-distribuire la merce alle innumerevoli associazioni caritative (oltre 500 solo in Toscana) per la consegna a persone bisognose.



Come sempre, ricordo che un buon messaggio pubblicitario è fatto di due componenti: l’immagine e le parole. In questo caso sia l’immagine che le parole sono un elogio della semplicità, con un’immagine semplice (il cuore di pasta) che segnala con grande empatia valori come amore, vicinanza, affetto, ed un bilanciamento raggiunto attraverso l’uso di una body copy (il testo) di impatto emotivo.

Poche informazioni, ben separate ed identificabili (equilibrio=chiarezza).

Il modello A.I.D.A. trova qui una sintesi perfetta: Attenzione attraverso l’immagine, Interesse con la body copy, Desiderio e Azione sublimati, il blu del fondo a ricordare l’azzurro della maglia della nazionale di calcio (o il blu Barilla…) in ogni caso rendendo il cuore di pasta ancora più visibile. Elias St. Elmo Lewis (che nel 1898 ideò il modello AIDA) ne sarebbe davvero fiero.

Niente da dire: immagine perfetta. Allora insisto a cercare il suggerimento di chi conosce il mestiere: e allora torno al contesto, ma soprattutto ai concetti iniziali, e mi accorgo che non c’è il logo del Banco Alimentare.

banco


In questo caso, quindi, l’azione di solidarietà (almeno dal punto di vista visivo–pubblicitario) è in capo al solo soggetto “privato”, mentre al soggetto “sociale” non viene dato risalto visivo: questo tipo di problematiche si riscontra spesso, una specie di pudore, di timore ad esporsi, quasi che fare pubblicità al proprio logo sminuisca il valore etico dell’azione.

Al contrario, direi: affermare di avere fatto una azione, sostenere la propria visibilità, permettere al consumatore di ricordare, di memorizzare il messaggio insito anche in un semplice logo, è il miglior viatico per le azioni successive.

In ogni occasione, quindi, vi suggerisco di approfittare della visibilità per dare risalto al vostro logo, alla vostra immagine; immaginate quante persone vedono un adesivo su una porta, e quanti di più avrebbero potuto vedere (e ricordare) il logo del Banco Alimentare. E quanti di più, oggi, se lo ricorderebbero.

Alla prossima, e… fate pubblicità!!!

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