Nel verde del Casentino, a Campolombardo nel comune di Pratovecchio Stia, c’è un luogo in cui la parola disabilità smette di essere un limite e diventa possibilità. È la Fondazione Alice, una realtà che ogni giorno lavora per l’inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità, partendo da un’idea semplice e radicale: non assistenza, ma diritto alla cittadinanza piena.
La Fondazione nasce dal desiderio profondo di Simone Ciulli, padre di Alice, di offrire alle famiglie con figli disabili uno spazio accogliente, immerso nella natura, dove sentirsi a casa e dove ciascuno possa esprimere le proprie capacità. «Le malattie incurabili non esistono, esistono le malattie inguaribili. La cura è qualcosa che può fare chiunque», racconta Ciulli. Perché la cura non è solo un atto medico, ma un gesto umano, quotidiano, fatto di attenzione, rispetto e misericordia.
Alla Fondazione Alice l’inclusione passa dal lavoro, vero strumento di autonomia e riconoscimento. Qui le persone con disabilità vengono coinvolte in percorsi di inserimento lavorativo concreti, come la produzione e la distribuzione di pane realizzato con grani antichi del Casentino, e in attività che mettono in relazione scuola, territorio e comunità. Un modello che incrocia domanda e offerta di lavoro, dialoga con le aziende e costruisce opportunità su misura, partendo dalle persone più fragili.
«La disabilità non è un luogo dove si assiste – spiega Ciulli – ma un luogo dove si restituisce dignità, attraverso il lavoro, l’inclusione sociale e la partecipazione alla vita della comunità». Alla Fondazione Alice si parte dalla persona, si ascolta ciò che può offrire e le si crea intorno lo spazio giusto per esprimere al meglio le proprie capacità.
Questa esperienza fa parte della rubrica “Belle Storie” di Cesvot, realizzata in collaborazione con Toscana TV, per raccontare il volto più autentico del volontariato: quello che cambia la vita delle persone, una relazione alla volta.

