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Dalle coppie di fatto ai single: quando aiutare a crescere è un impegno di tutti

Diventare grandi è una sfida complessa. Per farlo bene è fondamentale che un bambino possa contare su adulti capaci di farlo sentire protetto e sicuro, accompagnandolo nelle tappe della sua crescita. In genere questo delicato compito spetta ai genitori, ma sappiamo che a volte gli adulti possono essere in difficoltà, soprattutto quando si tratta di persone fragili, con storie di vita difficili e faticose, colpiti da malattie, preoccupati per il loro lavoro, smarriti e confusi nei loro problemi e nei loro conflitti.

In questi casi sono i bambini a pagare il prezzo più elevato trovandosi privati del loro diritto a sentirsi sereni e protetti. Ecco, allora, che la presenza di altri adulti disponibili a dare una mano, ad affiancare o sostituire i genitori in difficoltà, diventa una risorsa preziosissima, una vera e propria àncora di salvezza. È questo l’affido: un intervento di solidarietà semplice e preziosissimo allo stesso tempo.

Affido o affidi?
Ma dobbiamo parlare di affido o affidi? Regolamentato da una legge del 1983, aggiornata nel 2001, l’affido nel corso degli anni è molto cambiato, adattandosi ai mutamenti della realtà. Infatti, accanto all’affido “classico” (vale a dire l’accoglienza temporanea di un minore che, temporaneamente, non può stare con la propria famiglia), si sono andate affermando nuove forme di solidarietà e sostegno ai bambini e ai loro genitori. Alcune più “leggere” e flessibili, come la prossimità familiare e l’affido part-time, finalizzati a sostenere dei genitori in difficoltà, senza che il bambino venga allontanato dalla famiglia; altre più impegnative e pregnanti, come gli affidi lunghi nei quali non è previsto un rientro del minore in famiglia, che resterà con gli affidatari fino, e spesso oltre, al raggiungimento della maggiore età.

Si tratta, è facile comprenderlo, di situazioni tra loro molto diverse che implicano, per gli affidatari, un differente tipo di impegno, sia pratico sia emotivo. Certamente restano, tra queste diverse esperienze, degli aspetti importanti di somiglianza, primo fra tutti quello di occuparsi di un bambino seguendolo e aiutandolo a crescere con affetto e dedizione, sia per poche ore alla settimana, sia per un tempo molto lungo.

Famiglia_Harder_dettaglioChi sono gli affidatari?
Si potrebbe pensare che per impegnarsi nell’affido sia necessario avere particolari capacità, competenze psicologiche e pedagogiche fuori dal comune. Non è così. Gli affidatari sono persone normalissime, desiderose di mettere in gioco il loro tempo, la loro sensibilità ed il loro affetto: è questo che serve ad un bambino che si trova in difficoltà per crescere bene. Inoltre, possono impegnarsi nell’affido coppie sposate o conviventi, con o senza figli, ma anche persone singole.

Bisogni emergenti
Negli ultimi tempi è andato affermandosi, nel territorio fiorentino, il bisogno di aiuto per soggetti più “grandicelli”, che necessitano di essere accompagnati per un tratto importante e delicato della loro vita quale quello dell’adolescenza.Si tratta di minori che hanno un forte bisogno di avere riferimenti chiari ed affidabili, qualcuno con cui progettare il proprio futuro.

Tra questi ragazzini particolarmente vulnerabili sono quelli che, provenienti da altre realtà geografiche, si trovano soli nel nostro Paese. Per loro trovare degli affidatari significa uscire dalla condizione di solitudine e di totale mancanza di relazioni affettive e di appartenenza.  Significa non dover trascorrere questo periodo, così significativo della crescita, lontani dal calore di una famiglia.

* Marco Chistolini, psicologo, Istituto degli Innocenti.

 



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