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Parla Massimo Ferri, direttore organizzativo dell’Oma

L’Orchestra multietnica di Arezzo nasce nel 2007 e conta 25 musicisti provenienti da 11 diversi Paesi. Come nasce l’idea?
L’Oma nasce da un laboratorio per musicisti italiani e stranieri finalizzato alla conoscenza di musiche tradizionali del Mediterraneo, promosso dalla cooperativa Officine della Cultura e sostenuto dal Comune di Arezzo. Uno degli obiettivi era predisporre un repertorio basato sulla contaminazione e dare vita ad un’orchestra stabile. Grazie all'impegno di Enrico Fink nella direzione musicale, di Massimiliano Dragoni nella parte ritmica e alla bravura di tutti i componenti, ci presentiamo al pubblico con un approccio di tipo professionale. I brani sono rappresentativi delle culture dei musicisti: dalla tradizione araba a quella ebraica, dall’Est Europa al Bangladesh e alla taranta pugliese.

OmaDal 2009 l’Orchestra si dedica anche all’educazione interculturale con il progetto “Sarabanda” rivolto a ragazzi italiani e stranieri dagli 8 ai 18 anni…
Sì, Sarabanda nasce in collaborazione con l’assessorato comunale alle politiche per l’integrazione e con il sostegno di vari soggetti, tra cui il Cesvot. Con questo progetto vogliamo favorire l'inclusione sociale di giovani immigrati e di seconda generazione attraverso il linguaggio musicale. Abbiamo incontrato centinaia di ragazzi delle scuole aretine tenendo lezioni/concerto e laboratori. È un’attività che rafforza il rapporto dell’orchestra con il territorio e contribuisce a far crescere un’idea di società locale multiculturale.

In che modo riuscite a coniugare musica ed educazione interculturale? Attraverso quali strumenti didattici?
La musica è un ottimo strumento per parlare di integrazione e intercultura, di quel valore che noi chiamiamo “meticciato” culturale: riusciamo così a trasmettere un messaggio positivo sulla diversità culturale. Una cosa importante per i ragazzi italiani e per i figli di immigrati nati in Italia che rischiano di perdere interesse verso la propria identità culturale d’origine. Ai “laboratori produttivi” partecipano ragazzi che già suonano uno strumento: insieme prepariamo un repertorio di musiche tradizionali di varie culture, analizzandone le strutture ritmiche e armoniche. Le “lezioni/concerto” sono invece rivolte a ragazzi più piccoli o non ancora in grado di suonare: i musicisti eseguono i brani, presentano gli strumenti tradizionali e stimolano l’interesse per la contaminazione tra stili musicali e culture. Coinvolgiamo i ragazzi anche con giochi ritmici o facendo cantare brani in diverse lingue: è bellissimo vedere intere classi che si sforzano di cantare in arabo o in bengalese!

MassimoAl centro dei vostri laboratori il concetto di “tradizione come bene dinamico e contaminabile”. Può spiegarci meglio?
Chiediamo ai ragazzi di darci un’interpretazione del termine “tradizione” e ovviamente le definizioni si riferiscono a un patrimonio culturale accumulato in secoli di storia, non modificabile. Poi osserviamo come in parti del mondo anche molto lontane tra loro esistano strumenti musicali che si somigliano o come una melodia possa essere considerata tradizionale contemporaneamente da arabi, ebrei e bengalesi. Dunque tutte le espressioni della nostra cultura, che in molti considerano da difendere dalle incursioni straniere, sono in realtà frutto di intrecci culturali.

Quest’anno sperimenterete anche la creazione dell’Oma dei piccoli, un coro/orchestra di bambini italiani e stranieri. Quando avremo il piacere di ascoltarli?    
In collaborazione con altre associazioni, attiveremo laboratori scolastici ed extra-scolastici che portino alla costituzione di un gruppo stabile, musicale e teatrale. Il progetto è ambizioso ma pensiamo che avrà un impatto sociale straordinario: non darà solo vita ad un gruppo di bambini e ragazzi italiani e stranieri che condivideranno un’esperienza creativa ma metterà in contatto anche le rispettive famiglie. Il primo concerto pubblico si potrà tenere nella primavera 2013 ma sono previste tappe di avvicinamento.

 

Orchestra Multietnica di Arezzo
Viale Michelangelo 36 - Arezzo
Tel. 0575 27961 - info@officinedellacultura.org
www.officinedellacultura.org

 
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