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Alcune riflessioni dopo sette anni alla guida del Centro Servizi

Sette anni alla presidenza di Cesvot. Un’esperienza abbastanza lunga da permettermi di riflettere sul percorso che il volontariato toscano ha compiuto in questi anni, sul ruolo del Centro Servizi e sugli scenari che paiono prospettarsi. Fin da subito è stato chiaro che avevo di fronte a me un mondo, quello del volontariato, che cercava una sponda per riflettere sul senso della sua azione.

Ma le associazioni hanno mostrato fin da subito anche il bisogno di aggregarsi secondo criteri nuovi: sono nate così, con l’aiuto di Cesvot, molte reti tematiche. Beni culturali, nuovi italiani, agricoltura sociale, tutela dei diritti, dopo di noi - per un futuro di autonomia delle persone con disagio, invecchiamento attivo. Esperienze assolutamente innovative in Toscana e, forse, in Italia. Esperienze di aggregazione, tavoli di lavoro per progetti comuni, luoghi di condivisione e confronto dove le differenze diventano risorsa per scrivere il futuro.

Fin da subito abbiamo cercato anche di allargare la base della partecipazione alla vita istituzionale di Cesvot lavorando intensamente ed in sinergia con le Delegazioni territoriali che esprimono la più significativa rete di rappresentanza del volontariato locale. E molto abbiamo fatto per creare occasione competenti e democratiche di studio, di approfondimento e di confronto alle quali hanno partecipato associazioni, Università, Enti locali, Regione, professionisti.

Poi la crisi, che ha avvolto il paese Italia in maniera progressiva ed estenuante, ha come costretto ad accantonare questo percorso: le associazioni hanno cominciato a soffrire di un’altra esigenza primaria, quella economica. La diminuzione delle risorse pubbliche, la rapida trasformazione dello stato sociale, il crescere ed il mutare dei bisogni della popolazione sono “esplosi” sul terreno di azione del volontariato costringendolo ad una emergenza pericolosa per la sua stessa sopravvivenza.

E’ questo uno scenario che lancia la sua sfida ad un mondo, quello delle associazioni, che ha ancora un assetto debole, anche in Toscana. E lo è per la sua irrisolta frammentazione; per la sua difficoltà ad essere unitario e ad esercitare un ruolo di rappresentanza efficace; per la scarsa autonomia e perché esercita in modo debole il suo ruolo più importante, quello anticipatore.

Il Cesvot, che è diventato in questi anni sempre più un luogo di riflessione e di riferimento, sia per il volontariato che per le istituzioni, può continuare ad esercitare in futuro un ruolo cruciale: quello di agevolare il perseguimento di percorsi unitari;  quello di aiutare il volontariato a scongiurare il rischio che gli Enti locali, in difficoltà economiche crescenti, possano 'usare' questo mondo in modo improprio, anche come manodopera senza costo. E’ necessario, dunque, che Cesvot tenga alto il suo profilo politico. Condizione necessaria per aiutare il volontariato ad essere all’altezza delle sfide che ha di fronte.

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