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Violenza di genere: c’ho messo un po’ a capire se avesse senso questa definizione, un  po’ come “diversamente abile”, un po’ come se ci fosse un genere meno violento dell’altro; ma in Italia 2milioni di donne subiscono violenza tra le mura domestiche, ed è un fenomeno silenzioso (meno del 10% delle donne sporge denuncia).

Sull’argomento è difficile rintracciare in Italia campagne pubblicitarie efficaci, proprio perché in Italia vige ancora un velato, larvato, a volte malcelato maschilismo, che comunque rifiuta l’idea di avere in sé il germe della violenza “di genere”, dell’uomo verso la donna.

Spesso le campagne pubblicitarie sull’argomento sono annacquate, belline ma mai dure come le campagne pubblicitarie anglosassoni; credevo fosse un problema dell’italiano, una lingua poco adatta alla pubblicità, ma mi sbagliavo (e sono felice di essere smentito).

umiliare_campagna_noi_noSi può essere efficaci anche usando la lingua italiana, purchè si abbandoni il barocco (di cui siamo maestri), purchè ci si allontani dalle metafore, dai toni retorici, dalle iperboli (in cui spesso ci rifugiamo), purchè ci si abbandoni al linguaggio secco dei messaggi veri.
La campagna di questo mese “Noi no. Uomini contro la violenza sulle donne” (che parte dall’Emilia Romagna) è fatta con uomini che parlano agli uomini, smarcando i comportamenti delle persone per bene; è una campagna cruda, semplice e diretta che evita i buonismi, che induce a pensare all’argomento senza infingimenti, senza assoluzioni, senza facili perbenismi.

Mi sembra interessante che a prestare volto e notorietà al messaggio siano il capitano del Bologna calcio Alessandro Diamanti, lo scrittore Stefano Benni, gli attori Ivano Marescotti (il prof. Cavicchioli in “I Liceali”) e Giampaolo Morelli (l’ispettore Coliandro), il regista Giovanni Veronesi e il professor Stefano Bonaga; uomini famosi, ma anche coerenti e coraggiosi interpreti di una nuova e diversa “lettura del ruolo”.

La “campagna del mese” è poi solo uno dei soggetti di questa operazione di comunicazione; in altri visual vengono utilizzate alcune definizioni (tratte proprio dal vocabolario italiano) per rimettere al loro posto concetti come “minacciare”, “picchiare”, “umiliare”.
Un ulteriore tratto di modernità è anche l’uso sapiente dei social network, degli spazi virtuali nei quali altri uomini, meno famosi ma non meno credibili, dicono con forza NOI NO!

Da “uomo” la considero una campagna schietta con un messaggio che giudica, e sento che mira a parlare al vero “maschio”, all’essere umano di genere maschile chiamato a contrastare una violenza di cui vittima è anche l’intera “categoria”.

Il tratto distintivo di tutta l’azione è proprio la chiarezza, l’univocità; chiamare le cose col loro nome le rende più vere, orientando in un percorso di riconoscimento “adulto” del problema, proponendo la soluzione che passa attraverso la responsabilità personale di ognuno. Una campagna integrata e multimediale, davvero sociale perchè costringe ad un esame di coscienza, in un dialogo da uomini tra uomini.

Alla prossima e… fate pubblicità !

Ps. L’agenzia che l’ha ideata è composta da donne (…).

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