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Intervista ad Anna Meli, responsabile per Cospe dell'area Promozione dei diritti di cittadinanza

Cospe è molto attivo sul tema media e immigrazione. Perché questo impegno e quali progetti avete sviluppato?
L'impegno del Cospe nasce dalla consapevolezza che nella società dell'informazione i mezzi di comunicazione rivestono un ruolo chiave per l'inclusione sociale dei cittadini migranti, sia rispetto alla rappresentazione che i media offrono della moderna società multiculturale sia nella loro capacità di favorire pari opportunità di accesso e spazi adeguati alla pluralità delle sue componenti. Abbiamo quindi iniziato a monitorare i media sui temi dell'immigrazione producendo rapporti e ricerche, dai quali emerge una rappresentazione dell'immigrazione sempre più schiacciata su un'enfasi securitaria e sul binomio criminalità-clandestinità che ripropone la percezione generalizzata del fenomeno immigrazione come “problema”, “emergenza”, “invasione”, “cronaca nera”. Al contempo Cospe ha lavorato al sostegno del protagonismo diretto dei migranti nei media, attraverso i cosiddetti media multiculturali e per un accesso paritario alla professione giornalistica. E' del 1996 la prima esperienza di trasmissione radiofonica multilingue prodotta insieme all'emittente toscana Controradio – Mondo Babele, mentre risale al 2000 l'esperienza della prima radio multiculturale sul webmmc 2000 - ora diventata il portale italiano dedicato alla multiculturalità nei media (www.mmc2000.net).

Nel 2005 avete promosso a Firenze il primo incontro nazionale dei media multiculturali dal quale sono uscite proposte e richieste precise, quali?
Sì, in quell'occasione abbiamo lanciato una Piattaforma nazionale che raccoglieva editori e direttori di testate multiculturali insieme a giornalisti di origine straniera che lavoravano per testate italiane. Le richieste riguardavano soprattutto l'accesso paritario all'Ordine dei giornalisti e la rimozione del requisito della cittadinanza italiana per la direzione delle testate. Sul primo punto si sono fatti passi avanti notevoli: il Consiglio nazionale dell'Ordine ha emanato nel luglio 2005 una circolare a tutti gli ordini regionali sull'accesso paritario dei cittadini immigrati regolarmente residenti. Sulla direzione delle testate, invece, sono state fatte proposte di modifiche di legge ma non si è ancora ottenuto il risultato sperato. La Piattaforma chiedeva anche alle scuole di giornalismo di inserire dei moduli formativi sull'interculturalità come approccio a tutte le notizie e in particolare a quelle inerenti l'immigrazione. Questo punto è stato ripreso dai promotori della Carta di Roma e inserito recentemente nelle materie di esame per l'accesso alla professione. Agli enti locali chiedevamo, invece, sostegno alle iniziative mediatiche promosse dai cittadini stranieri, riconoscendone il valore di servizio rispetto ai processi di inserimento sociale dei cittadini di origine immigrata. L'Emilia Romagna è stata la regione che più ha recepito queste indicazioni promuovendo un'azione coordinata di sostegno alla comunicazione interculturale e siglando nel 2009 un protocollo regionale sul tema.

In Toscana, invece, state attivando un Osservatorio regionale su media e immigrazione…
Sì, insieme all'Università di Firenze-Dipartimento di Scienze della Politica e Sociologia stiamo lavorando per la nascita di un Osservatorio che garantisca un'azione periodica di monitoraggio della rappresentazione mediatica dell'immigrazione in Toscana e sia collegato all'Osservatorio nazionale della Carta di Roma e al futuro Centro di tutela regionale contro le discriminazioni previsto nella nuova legge regionale sull'immigrazione (legge n. 29 del 9 giugno 2009). L'Osservatorio si propone inoltre di lavorare insieme agli organismi di rappresentanza del mondo del giornalismo (Associazione Stampa e Ordine) e alle associazioni più attive sul territorio (Giornalisti contro il razzismo) per la promozione di iniziative di formazione e sensibilizzazione sul tema e provare così a fare un'azione di sistema a livello toscano.

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