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Il Festival Circomondo e l'attività di Carretera Central in America Latina

Bambini, giovani, America Latina. Queste le “coordinate” dell’associazione Carretera Central. Perché avete scelto di impegnarvi soprattutto a sostegno di adolescenza e infanzia e in paesi del Sud America?

Carretera Central nasce negli anni Novanta come associazione culturale e di volontariato per raccogliere l'eredità di cooperazione internazionale dell'Arci di Siena e con lo scopo di affrontare la questione della condizione degli adolescenti nel sud del mondo. In particolare le nostre prime attività si sono svolte a Cuba, in un periodo in cui gli adolescenti soffrivano situazioni di forti disagi dovuti all'embargo. Come associazione riteniamo, infatti, importante lavorare in contesti dove è già presente uno sforzo della società civile e un impegno per la giustizia sociale. A Cuba abbiamo sostenuto e sosteniamo processi di cambiamento della società volti a migliorare la qualità della vita degli adolescenti e la riduzione delle disuguaglianze sociali. Per Carretera era ed è fondamentale che ogni giovane, ogni bambina e ogni bambino, ogni adolescente possa vivere felice ed avere la possibilità concreta di vedere riconosciuti i propri diritti fondamentali.


Presentiamo un po’ l’associazione. Quanti volontari contate, chi sono e che tipo di interventi realizzate?

Siamo un’associazione piccola ma molto attiva: oggi contiamo oltre 40 soci, mentre la struttura operativa è composta, essenzialmente, da un organo di direzione e da circa 15-20 soci volontari attivi. A questi si aggiungono dal 2011 i volontari del servizio civile regionale. I volontari e la direzione si occupano di reperire i fondi per le attività dell’associazione, dell’organizzazione di iniziative e dell’esecuzione e gestione dei programmi e dei progetti, in linea con quanto stabilito dal Consiglio Direttivo e dall’Assemblea dei soci. I nostri volontari hanno molto a cuore la condizione dell'infanzia nel Sud del mondo e s’impegnano, anche in prima persona, nei nostri progetti andando anche nei paesi dove operiamo. Carretera Central opera soprattutto Cuba, Bolivia, Brasile, Haiti e Repubblica Dominicana. Qui  abbiamo realizzato decine di progetti rivolti a bambini e adolescenti attivando vari interventi: da azioni di recupero di adolescenti in situazioni di fragilità sociale all’apertura di centri culturali e sociali, dalla formazione ai giovani  al coinvolgimento dei ragazzi in processi di emancipazione, consapevolezza e acquisizione dei propri diritti. Un’altra attività importante sono i campi di volontariato che realizziamo da anni per fare conoscere i nostri progetti ai cittadini e per offrire loro l’opportunità di ‘guardare’ al Sud del mondo con altri occhi. A tutto questo, si aggiunge un’altra importante attività: la formazione dei volontari impegnati nell’ambito della cooperazione internazionale. Negli ultimi anni abbiamo realizzato numerosi corsi di formazione, anche grazie al sostegno di Cesvot.


FotoUna dei vostri progetti più innovativi è senz’altro “Circomondo”, il Festival internazionale di Circo Sociale. Come è nata l’idea di far incontrare arte circense e volontariato internazionale?

Il Festival “Circomondo” è sicuramente la nostra azione più innovativa, un progetto permanente che riproporremo anche nel 2014. Si tratta di un’azione di appoggio e sviluppo della metodologia pedagogica che va sotto il nome di “circo sociale”. Questa metodologia lavora sui cosiddetti street children: oggi, secondo le Nazioni Unite, 150 milioni di bambini vivono o lavorano in strada, conoscendo nei vicoli più nascosti delle città di tutto il mondo povertà, emarginazione e violenza. Questi bambini vivono di espedienti, spesso non hanno genitori o hanno perso i contatti con la famiglia e non di rado sono vittime dei trafficanti di organi e della criminalità organizzata. L’idea ci è venuta lavorando con un circo sociale in Brasile, dove il fenomeno dei bambini di strada è molto esteso. Grazie a questa esperienza abbiamo deciso di creare un momento di conoscenza e confronto sul fenomeno dell'abbandono e della violenza sui minori del mondo. E da qui è nata l’idea di “Circomondo”, festival internazionale di circo sociale, la cui prima esperienza è stata realizzata a Siena nel 2012, e che vede coinvolti circhi sociali di diversi paesi tra cui Afghanistan, Brasile, Argentina, Congo, Palestina, Messico ma anche esperienze italiane, come quella del quartiere di Barra a Napoli e della periferia romana. “Circomondo” ha avuto un’eco mediatico internazionale e nazionale molto forte e ha contribuito alla conoscenza del fenomeno dei bambini di strada e ad appoggiare importanti progetti di recupero.


Quando si parla di solidarietà internazionale si discute molto di modelli di sviluppo e di cooperazione. Quale è la vostra idea e in che modo cercate di realizzarla?

La nostra idea di cooperazione e di sviluppo si basa su una serie di concetti precisi: si parte dall'idea che i nostri progetti e le nostre azioni debbano essere condivisi con i territori, sia con il territorio dove si svolgono le nostre azioni, che con il nostro territorio di partenza, ma anche con gli enti locali e con altri attori del terzo settore e del volontariato. Crediamo che non ci possa essere solidarietà e cooperazione internazionale senza scambio reciproco tra i popoli, partecipazione, collaborazione attiva, capacità di mettere insieme risorse e competenze per portare avanti progetti che promuovano la condivisione e il cambiamento attivo. Noi parliamo sempre di partnership tra soggetti che lavorano per uno sviluppo umano positivo e che pongono al centro l'idea dello scambio di conoscenza, cultura, saperi, dove le comunità locali s’incontrano e collaborano per una idea comune di cambiamento sociale.

Foto di Paolo Patruno.

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