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Scatti d'identità

La vostra associazione nasce nel 2002 e opera sia in Italia che all'estero. Che tipo di attività svolgete?
Fotografi Senza Frontiere onlus (Fsf) nasce nel 2002 ma è attiva già dal 1997 e lavora alla creazione di laboratori permanenti di fotografia in aree critiche del mondo mossa dalla consapevolezza che quello che viene a mancare nelle situazioni di precarietà o di post-emergenza non sono soltanto il cibo, l'acqua, i medicinali ma anche l'identità. Il nostro obiettivo è di aiutare chi l'ha persa a ricostruirla attraverso la pratica della fotografia, sfruttando le possibilità che essa offre di linguaggio facilmente praticabile ed universalmente comprensibile, di narrazione senza filtri, di auto-rappresentazione. A questo scopo svolgiamo attività didattiche all'interno dei laboratori permanenti che fondiamo (in Nicaragua, Algeria, Palestina, Uganda) e attività documentaristica, in Italia lavoriamo alla promozione delle attività della onlus attraverso mostre, eventi culturali, pubblicazioni editoriali, seminari.

Quali principi ispirano Fotografi Senza Frontiere?
Il principio fondamentale che mi sento di dire possa essere pienamente condiviso da tutti i membri di Fsf ritengo sia il voler essere solidali con persone che sappiamo avere meno, molto meno di noi. Persone alle quali desideriamo dare di più. Mettendo a disposizione tempo, energie e le nostre risorse professionali per offrire delle esperienze capaci di alleviare quel senso di umana impotenza che si genera nella precarietà ed innescare dei circoli virtuosi che possano sfociare in nuovi orizzonti professionali e culturali, in un rinsaldato senso di fiducia verso la vita, in occasioni di positiva crescita personale. E tutto questo arricchimento lungi dall'essere solo in un senso. Ci siamo detti tra noi più e più volte, e lo diciamo spesso anche a loro, quanto impariamo ogni volta dai nostri allievi. L'operato di Fsf si fonda sulla base e le prassi dell'antropologia culturale e senza dubbio su un sincero interesse per l'altro.

Recentemente avete concluso un progetto a Panama. Può dirci qualcosa su questa esperienza e su quali altri progetti state lavorando?
La missione ha avuto luogo nella comarca di Kuna Yala, un gruppo di isole vicino a Panama. Avendo riscosso l'unanime approvazione dei saggi Sahila che governano le isole, prima presenza non indigena ad aver preso parte e parlato al Congresso annuale, Fsf ha realizzato un primo ciclo didattico con un gruppo di giovani Kuna. La prossima missione sarà a Kalongo, Uganda, dove Fsf ha già operato nel 2009 all'interno del progetto Fondazione 4 Africa, con il compito di documentare attraverso laboratori multimediali rivolti agli studenti della scuola secondaria superiore il complesso tema del ritorno nei villaggi degli sfollati di guerra. E poi siamo molto impegnati nella cura di tutti i laboratori attivi e nella costante ricerca di fondi e di partnership. Operiamo quasi sempre in totale autonomia, potendo contare su una struttura snella, consolidata e basata su significative affinità elettive tra le persone dello staff.

Fotografi Senza Frontiere Onlus
Sede legale: Via Domenico Maria Manni 60 - 50137 Firenze
Sede operativa: Via Gentile Bellini 6 - 20146 Milano
Tel. 02 42290742,
info@fotografisenzafrontiere.org
www.fotografisenzafrontiere.org

 

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Un'altra idea di geologia

Molti conoscono l'attività di Medici senza frontiere ma pochi sanno che esistono anche i Geologi senza frontiere. Perché ‘senza frontiere'?
Ci tengo a sottolineare che la nostra associazione si chiama Geologia Senza Frontiere (Gsf). Non è una sfumatura da poco perché vogliamo sottolineare che più che il ‘professionista' ci interessa mettere a disposizione della collettività un'idea diversa di geologia, una geologia che promuove la ricerca di equilibrio con l'ambiente e di equità tra i popoli. L'associazione è stata fondata nell'ottobre 2003 da un gruppo di geologi, naturalisti e ambientalisti e il nostro approccio metodologico è fondato su principi etici piuttosto che su strategie di profitto. Ci definiamo “senza frontiere” perché offriamo il nostro apporto in particolar modo laddove le possibilità di uno sviluppo armonizzato con il Pianeta Terra sono sistematicamente 'dimenticate' e questo accade tanto in Italia quanto all'estero.

In che modo e a quale scopo mettete a disposizione degli altri le vostre professionalità?
Nessuno percepisce a per l'attività svolta nell'associazione ma a chi lavora sul campo, mettendo a disposizione la propria esperienza e professionalità, pensiamo vada garantita la sostenibilità economica. Questo per evitare di portare avanti un concetto di volontariato 'caritatevole': ogni progetto deve prevedere l'auto-sostenibilità, da parte delle realtà locali, una volta terminato. Gsf lavora secondo principi di sostenibilità ambientale dei progetti, compartecipazione delle realtà locali, trasparenza su tempi e costi di realizzazione. Sviluppiamo solo collaborazioni basate sulla condivisione di questi principi perché sono la condizione necessaria affinché possano convivere professionalità, sostenibilità ambientale e rispetto della collettività. Il nostro obiettivo è conciliare il razionale uso delle risorse naturali, la loro conservazione e il rispetto delle diverse culture del mondo.

Quali iniziative e collaborazioni avete in corso?
I nostri progetti nascono per rispondere alle diverse esigenze manifestate dalle realtà locali. I partner sono spesso altre associazioni ma anche istituti di ricerca ed università italiane e estere. Fino ad ora abbiamo portato a termine un progetto per l'approvvigionamento idrico di una scuola in Tanzania ed un altro per la riduzione del rischio da frana in Perù. Abbiamo in corso un altro progetto di approvvigionamento idrico a Cuba ed uno sulla biodiversità e sull'idrologia correlato al rischio indotto da attività minerarie in El Salvador. Per altri progetti stiamo cercando i finanziamenti, cosa non facile visti anche i recenti tagli al 5xmille. In Italia portiamo avanti un progetto sulla consapevolezza del rischio alluvioni e, quasi dalla nascita dell'associazione, svolgiamo attività nelle scuole, escursioni, collaboriamo con associazioni e movimenti per fornire un supporto tecnico teso alla salvaguardia del territorio e siamo tra i promotori della campagna referendaria “Acqua Bene Comune” (www.acquabenecomune.org).

Geologia Senza Frontiere Onlus
Via O. Regnoli, 12/7 - Roma
info@gsf.it, www.gsf.it

Volontari dei nostri tempi

Sempre più, in ogni settore, aumenta il numero di professionisti che mettono a disposizione le loro competenze per aiutare gratuitamente chi ha bisogno.
Ma quanti sono i volontari cosiddetti 'professionisti' in Italia? Difficile censirli anche perché, per capire il fenomeno, è necessario distinguere almeno due direttrici.

La prima, che viene definita del “volontariato d'impresa”, è un'esperienza che nasce all'interno della cosiddetta “responsabilità sociale d'impresa”; un fenomeno che si è affermato negli ultimi dieci anni e consiste nel retribuire personale qualificato per una o più giornate dedicate al no profit, o per attivare e seguire progetti di sviluppo specifici. La Fondazione Sodalitas, ad esempio, vanta un'esperienza molto significativa per qualità di progetti e numero di adesioni.

Ma in questo numero del giornale vogliamo porre l'attenzione alla seconda direttrice, quella dei professionisti che si riuniscono in associazioni dedicate: medici, agronomi, avvocati, amministratori, geologi, fotografi e moltissimo altro ancora.
E' un volontariato relativamente nuovo ed in aumento, un fenomeno che riteniamo interessante osservare per capire le tendenze attuali dell'altruismo, dell'impegno, della difesa del bene comune, della cittadinanza attiva.

Per questo abbiamo posto domande sul volontariato al prof. Andrea Salvini, sociologo e studioso del volontariato, chiedensogli di esprimere una sua opinione ed una sua lettura. Sembra infatti, come ha sostenuto Marco Granelli presidente di Csvnet in un'intervista di Alberto Friso, che “siamo di fronte ad una nuova capacità delle organizzazioni di valorizzare le capacità e le attitudini di ciascuno” e ciò parrebbe perfettamente coerente con le valutazioni che proprio Salvini da anni propone quando ci racconta di un volontario laico che cerca di svolgere ciò che ritiene a lui più congeniale.

E' comunque un aspetto del volontariato che stimola molto interesse, almeno fra gli addetti ai lavori. Anche Tiziano Vecchiato direttore della Fondazione Zancan interviene sull'argomento: “se un'ora al mese di volontariato fatto bene vale uno, la stessa ora, organizzata in un servizio con orario e luogo precisi, ha un valore cento volte superiore, perché diventa più accessibile a chi ne ha bisogno…. si tratta di un'esperienza capace di contagiare tanti altri professionisti che vorrebbero offrire un tempo di gratuità, ma non trovano le opportunità”.

Pisa: volontariato in piazza

Un ciclo di trasmissioni televisive dedicate al volontariato, registrate in tante piazze del territorio della Delegazione Cesvot di Pisa e visibili fino a dicembre sull'emittente televisiva Tele Granducato: questo è il risultato di due iniziative di Delegazione promosse nell'autunno/inverno 2008 e nella seconda metà del 2010.  

7 piazze diverse, 28 puntate, circa 90 le associazioni coinvolte tra le intervistate sul palco e tra il pubblico con la finalità di far conoscere l'impegno e l'opera del volontariato locale; un raccontarsi ad un pubblico diverso dagli “addetti ai lavori”: dal passante incuriosito dal set televisivo montato nella piazza del suo Comune ai numerosi telespettatori dell'emittente locale.

Ogni puntata un tema diverso: da quelli considerati più tradizionali per il volontariato toscano (118, protezione civile, assistenza gli ammalati) a quelli meno conosciuti (beni culturali, malattie rare, solidarietà internazionale) e rispondenti ai nuovi bisogni (accoglienza agli stranieri, nuove povertà) o ancora tematiche trasversali come le pari opportunità e i diritti.

cesvotUn viaggio per la Delegazione, una occasione di incontro con e tra le associazioni; un momento di confronto sui temi della solidarietà con le autorità locali: in ogni puntata quattro gli interlocutori sul palco, dei quali tre provenienti dal mondo del volontariato ed uno dalle istituzioni locali, più la presenza di numerose altre associazioni tra il pubblico; il tutto condotto dal giornalista Antonello Riccelli che, con sensibilità e professionalità, ci ha aiutato a raccontare le nostre attività e i valori della solidarietà con i tempi e le modalità della televisione.

Ci è riuscito anche con il presidente della Delegazione, Marco Tongiorgi, che prontamente ha saputo sostituire interlocutori sul palco quando si sono create defezioni all'ultimo momento. Insomma un'esperienza impegnativa per tutta la Delegazione che sta dando visibilità al volontariato locale e al Cesvot con risutati anche superiori alle aspettative iniziali.

Lorella Zanini Ciambotti è segretaria della Delegazione Cesvot di Pisa.

pisa

Le voci dei migranti

Il progetto Voci migranti nasce come proposta interculturale di integrazione per i migranti che vivono in Valtiberina. Anziché considerare queste persone come anonima manodopera (nell'edilizia, nei lavori di cura che svolgono le badanti, nelle professioni più disparate, spesso umili, che sono costretti a fare), si pensano come narratori di storie, grazie anche al contesto in cui vivono, che ha una forte identificazione con la memoria e la narrazione di sé.

Mettendo insieme caratteristiche e specificità di quattro associazioni – Protezione civile di Sansepolcro, Metamultimedia, No-Mad e Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano - si è voluto creare un percorso interculturale che si è sviluppato in più direzioni.
La raccolta di interviste, condotta dai collaboratori dell'Archivio diaristico nei luoghi di vita, di lavoro e di aggregazione dei migranti, è stato il primo momento di incontro e confronto interculturale, aiutato dalla presenza di una giovane mediatrice linguistica e culturale, proveniente dal Marocco e volontaria della protezione civile.

migrantiIl laboratorio teatrale, appuntamento fisso settimanale, ha avuto una spiccata partecipazione femminile e si è aperto a diverse performance pubbliche sul tema dei racconti di viaggio, per la regia di Silvia Martini, esperta di globalità dei linguaggi, che ha lavorato sulle competenze e specificità di ciascuno dei partecipanti. Il documentario, realizzato da Metamultimedia e presentato in anteprima alla 26^ edizione del Premio Pieve, ha messo in evidenza alcune delle storie emerse nel lavoro di raccolta di interviste fra quelle scelte dal regista Federico Greco: “quattro voci diverse da quattro paesi diversi: Tunisia, Argentina, Kurdistan, Marocco. E una quinta, che le raccoglie tutte e le osserva da una prospettiva unica. Voci di immigrazione da culture e paesi lontani, tutte legate da un'esigenza: la libertà di vivere la propria vita e comunicare le proprie idee, a costo di sradicarsi con dolore dalla terra di appartenenza. E con un secondo tratto comune: la scelta della Valtiberina come luogo dove ricominciare. Il vocabolario etimologico dice che il termine immigrazione proviene dalla radice MEI [MEIG], cioè scambio di doni, l'esatto contrario di quanto spesso pensiamo.” Infine lo sguardo fotografico di Luigi Burroni, che ha attraversato tutto il percorso.

Un progetto articolato, reso possibile dal sostegno finanziario Cesvot e Regione Toscana, nato nell'ambito del corso di formazione per progettisti realizzato a Sansepolcro da Cesvot, Uncem, Comunità Montana Valtiberina Toscana, al quale hanno preso parte, nell'ordine, i rappresentanti delle quattro associazioni citate: Loubna Cherkaoui Sellami, Filippo Massi, Silvia Martini e la sottoscritta. Un'iniziativa che ha suscitato interesse in tutti i partecipanti, destinata, ci auguriamo, a lasciare una traccia nel territorio che l'ha ospitata.

Il blog del progetto: http://vocimigranti.blogspot.com

 

Il futuro del welfare

width=300I tagli che la finanziaria ha fatto ricadere sui fondi statali di carattere sociale sono drammatici e mettono ulteriormente in crisi il già precario sistema di welfare del nostro Paese. Rischiano di saltare i livelli essenziali di assistenza alle persone e alle famiglie, agli anziani, agli immigrati; sempre più in discussione il servizio civile e il sostegno alle politiche giovanili, soppressi i difensori civici.

Si stima che tra il 2008 ed il 2011 i fondi a carattere sociale subiranno una riduzione pari a -86%, riduzione spesso a carico di iniziative e servizi erogati dagli enti territoriali a loro volta già penalizzati dalla manovra di finanza pubblica. Tutto questo in un quadro di allarmante crisi occupazionale.

Gli enti locali infatti, nel migliore dei casi, cercano di difendere ciò che rimane del già debole welfare del passato e non sappiamo come potranno rispondere alle nuove emergenze ed ai nuovi bisogni che questa lunga crisi economica renderà sempre più gravi.

In questo contesto il volontariato, da anni chiamato a rispondere ad aspettative sempre più impegnative da parte della pubblica amministrazione, rischia di venire snaturato, costretto alla sola offerta di servizi a basso costo, intrappolato nel “soccorso” su emergenze sociali vecchie e nuove.
La programmazione delle politiche sociali e degli interventi sarà sempre più un lusso ed i livelli decisionali sul sistema di welfare si abbasseranno ulteriormente.
E' questo lo scenario sul quale riflettere. Quale welfare è ancora possibile in questo Paese? Quale il ruolo del volontariato? Quali alleanze con le altri componenti del Terzo settore pure impegnate nella difesa del bene pubblico e del benessere dei cittadini?

Le associazioni socie

Parlare dei soci di Cesvot è un modo per comprendere meglio la vita democratica ed associativa dell'ente. Un punto di vista questo che ci consente di riconoscere una realtà associativa ed il suo sviluppo nel tempo anche a prescindere dalla funzione di Centro Servizi.

Se infatti il ruolo di gestore del fondo regionale viene riconosciuto nel giugno del 1997 dal Comitato di Gestione, è ben vero che il Cesvot come associazione nasce nel gennaio dello stesso anno dall'incontro delle maggiori associazioni regionali toscane: 11 sono infatti le associazioni che fondarono il Cesvot e lo candidarono come centro di servizio unico per la Toscana: Acli, Aido, Anpas, Arci, Auser, Avis, Avo, Confederazione Nazionale Misericordie d'Italia, Consociazione Nazionale Fratres, Coordinamento Regionale Gruppi di Auto Aiuto, Centro Nazionale del Volontariato.

Venne infatti costituita un'associazione di secondo livello, cioè una associazione di associazioni, dove i soci non sono persone fisiche bensì associazioni.

Si trattò di una sfida importante perché sino ad allora non era mai stata sperimentata una ipotesi di partnership associativa così rilevante e con un obiettivo così ambizioso quale quello di elaborare insieme un progetto comune di sviluppo del volontariato toscano.

L'aspetto positivo della formula toscana, però, consiste soprattutto nella possibilità di ingresso di nuovi soci che abbiano, tra determinati requisiti, quello della “regionalità”. L'associazione che aspiri a divenire socia di Cesvot deve poter contare su associazioni affiliate o articolazioni organizzative nei territori di almeno sei Delegazioni territoriali. Così, nel corso del tempo, è avvenuto l'ingresso di altre associazioni regionali.

Nel 1998 entrano il Centro Italiano Femminile, la Federazione Toscana Volontari Beni Culturali, Uisp Solidarietà, la Federazione Italiana Ricetrasmittenti Cb e il Ceart.
Nel 2002 entrano le associazioni: Aism, Gruppi Archeologici d'Italia, Cavat, Cittadinanza Attiva, Antea e Federazione Regionale Movimento per la vita.
Nel 2003 è la volta di Aics Solidarietà.
Nel 2009 diventano socie di Cesvot l'Admo, la Vab, Famiglia & Famiglia ed il Banco Alimentare.
Nel 2010 Legambiente Toscana e Arcat.
Ad oggi sono quindi 28 le associazioni regionali socie di Cesvot e rappresentano un numero importante di associazioni presenti sul territorio toscano.

Il Cesvot, pur non avendo formali funzioni di rappresentanza del volontariato, può contare su una compagine associativa altamente rappresentativa: infatti le attuali 28 associazioni regionali socie di Cesvot rappresentano attraverso le proprie “filiere” ben 1.535 associazioni che, a loro volta, rappresentano da sole circa il 50% del numero complessivo delle associazioni presenti in Toscana ed utenti Cesvot, ben 3.167.
Per non contare le ulteriori associazioni presenti negli organismi delle Delegazioni territoriali di Cesvot, di cui vi daremo conto nel prossimo numero.

Paolo Balli è direttore di Cesvot.

 

C'è ancora molto da fare

Csvnet significa Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato ed è l'ente di riferimento e di rappresentanza dei 78 Centri di Italia.
Marco Granelli è da anni il presidente, milanese, poche parole, grande lavoratore.
Nella primavera scorsa ha convocato gli operatori che all'interno dei Centri si occupano di comunicazione e ha chiesto loro un aiuto. Provare ad immaginare una campagna pubblicitaria per promuovere il sistema dei Centri di Servizio. Due le raccomandazioni, far emergere la mole di lavoro svolto dai Centri ma anche il loro legame con il volontariato sia sotto il profilo del servizio offerto che come enti che dal volontariato sono pensati e gestiti.

Difficilissimo perché in pubblicità la prima regola è che il contenuto della comunicazione sia semplicissimo ed i Centri tutto sono tranne che una realtà “semplicemente” raccontabile. Figuriamoci il loro ente di rappresentanza!

La sfida mi è piaciuta. Da anni penso che Csvnet lavori approfonditamente e bene all'interno del “sistema” volontariato ma che abbia, suo malgrado, trascurato di raccontarsi “fuori”, a coloro che Andrea Volterrani chiama “gli esclusi”, quelli che del volontariato e delle sue articolazioni di servizio e di rappresentanza non conoscono niente.

Bene, si parte, ma da dove? Soldi quasi niente, in questo i “volontari” sono sorprendenti. Hanno una buona sensibilità per comprendere la forza e l'utilità della comunicazione ma la considerano sempre una spesa evitabile.

Cerco i migliori “amici” di Cesvot, professionisti affermati e chiedo loro se accettano. Mi gioco subito la carta più difficile. E' Daniela Morozzi, attrice, fiorentina, travolgente, intelligente, colta, sensibile. Ci provo ed è, da subito, più entusiasta di me. Ci vuole allora chi ha fiuto pubblicitario. E' Bruno Lo Cicero, lo incontro, mi guarda, ride, mi manda… ed è pronto a partire.

Allora il gruppo si compone e nasce un progetto… che poi verrà rivisto più volte.

Finalmente approdiamo in uno studio di registrazione, a Roma. Con Daniela ci sono tutte le competenze necessaria per girare un film. C'è il regista-montatore-attore Flavio Parenti, l'operatore Claudio Nannuzzi, il direttore della fotografia Armando Barberi, il microfonista Stefano Tuderi, la truccatrice Alessandra Giacci.

E c'è una persona che sarà difficile perdere per strada, è bravissima, non fallisce un colpo, è la nostra direttrice di produzione e di organizzazione, si chiama Emanuela Mencacci.

Si gira e pochi giorni dopo è pronto lo spot video “C'è ancora molto da fare”. Grazie all'Agenzia Migliorati nasce anche la declinazione stampa che potete vedere allegata a questo articolo e poi, subito dopo, nasce anche quella radio. Bellissima anche perché abbiamo le musiche originali di un grande jazzista che le ha composte per noi, Stefano Cocco Cantini.

Grazie ragazzi, è stata un'esperienza bellissima!


L'attività dei Csv: dati e numeri

Una delle finalità di Csvnet, il Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, è raccogliere, comparare e rendere fruibili a tutti gli interlocutori del “sistema volontariato” i dati sulla struttura e le attività dei Csv in Italia. Ad oggi disponiamo di dieci report che mostrano come nel tempo queste realtà di supporto alle organizzazioni di volontariato si siano consolidate sedimentando ormai un patrimonio insostituibile di servizi: consulenza, formazione, documentazione, ricerca, sostegno progettuale ed economico alle attività del volontariato organizzato.

Il 26 ottobre a Roma, alla Camera dei Deputati, è stato presentato il Report 2008-2009 che, per la prima volta, presenta i dati di 76 Csv raccolti attraverso questionari online. Tanti gli aspetti significativi che emergono dal report, disponibile sul sito di Csvnet. Innanzitutto l'entità e la capillarità dei servizi offerti dai Csv: nel 2009 hanno raggiunto 40mila associazioni, 27mila delle quali di volontariato.

Quasi 110mila le prestazioni di aiuto logistico: copisteria, spazi e luoghi d'incontro, utilizzo e prestito di attrezzature. Circa 75mila le consulenze, la metà (48,8%) di natura giuridica, fiscale, amministrativa, contabile, assicurativa. E poi 15mila servizi di informazione e comunicazione e 3118 iniziative formative che hanno raggiunto 12mila associazioni di volontariato e coinvolto 72mila partecipanti (più del doppio rispetto al 2007).
Rilevanti anche le attività di promozione del volontariato nelle scuole, che hanno visto protagoniste 3mila associazioni, 4.680 docenti, 160mila studenti.

Uno degli aspetti peculiari della normativa che regola il sistema dei Csv è, tuttavia, quello che vede le organizzazioni di volontariato non soltanto destinatarie dei servizi ma anche e soprattutto principali responsabili e “gestori” dei Csv. Per la prima volta nel 2009 è stata superata la soglia delle 10mila organizzazioni di volontariato singolarmente coinvolte nella governance dei rispettivi Csv territoriali, a cui se ne aggiungono 10.744 rappresentate attraverso l'appartenenza ad organizzazioni di secondo livello (“associazioni di associazioni”), di livello provinciale, regionale o nazionale.

Numeri e attività importanti a cui corrisponde un'elevata efficienza. I Csv, infatti, impiegano meno di un quinto delle risorse disponibili (17,8%) per i propri oneri di funzionamento e si avvalgono di 1.177 operatori, dei quali 730 sono dipendenti, 64% donne, 55% laureati.

Mauro Pellegrino è consulente Cesvot - area Partecipazione Csvnet e altri enti.

Vuoi il mio posto? Prenditi il mio handicap!

Per questa nuova puntata, abbiamo scelto una campagna “di coraggio”, che ci fa davvero riflettere, che usa modi espressivi che noi pubblicitari italiani di solito evitiamo nel comunicare le problematiche sociali.

Questa campagna parla in modo disincantato, provocatorio e forte; normalmente questo tipo di linguaggi pubblicitari appartiene alla cultura di advertising anglosassone (più in generale del Nord Europa), latina (Brasile e Argentina in testa), e asiatica (l'India in questi anni ha fatto passi da gigante anche su questo fronte).
Non a caso le agenzie di queste nazioni sono sempre pluri-premiate ai vari Festival della creatività internazionali.

E' inoltre un esempio di come una agenzia di pubblicità, entità economica votata al profitto utilizzando la comunicazione, possa mettere la sua competenza al servizio del sociale “senza se e senza ma”.

Incipit, agenzia di comunicazione integrata di Trieste ha deciso di impiegare diversamente il budget dei classici regali natalizi aziendali per promuovere una campagna di sensibilizzazione sul problema contro il quale devono spesso combattere i portatori di disabilità: l'inciviltà e la leggerezza di chi occupa abusivamente i parcheggi riservati ai disabili.

A noi italiani spesso manca il coraggio, la nostra comunicazione su temi ‘duri' è troppo leggera; si filtra tutto con il buonismo (politically e socially correct) anche quando i comportamenti da sanzionare sono assolutamente “scorrect”.
Si cerca di toccare le corde dei temi difficili, ma spesso si finisce in una carezza. In pubblicità una carezza equivale ad un contatto sprecato, alla non comunicazione.

“Vuoi il mio posto? Prenditi il mio handicap!” dimostra che per colpire comportamenti scorretti, bisogna usare la stessa durezza degli stessi comportamenti scorretti, quasi un “occhio per occhio, dente per dente”, la pubblicità educatore rigoroso e inflessibile.



La sintesi è brutale, ottenuta con un semplice schema “domanda-risposta”, con la “possibilità interattiva” di opzioni provocatoriamente e volutamente dure.
Si rischia il nonsense, un calembour tragico, grottesco e ironicamente cinico; ma il linguaggio e l'obiettivo sono coraggiosi, e proprio per questo il risultato merita la menzione, e l'attenzione.

Ecco quindi l'angolo delle regole: non abbiate paura di osare, comunicate anche con durezza. Solo la durezza è amica della chiarezza, e non c'è chiarezza se nel messaggio edulcoriamo i toni, alleggeriamo i concetti, diluiamo il messaggio.
Problema duro, risposta dura: vogliamo che l'opinione pubblica rifletta, che modifichi i suoi comportamenti sbagliati ? Gli va detto secco, con un pugno nello stomaco, con quella didascalia pragmatica e cattiva che viene solo da coscienze ferite veramente dal problema.

Questa campagna lo fa; la meccanica dei flyers da mettere sulle macchine è inoltre un guerrilla advertising modernissimo, uptodate e ancora una volta estremamente coraggioso.
Modernità, linguaggio chiaro, meccanica semplice e coraggio: quattro ingredienti per un risultato da 10 e lode.

Alla prossima, e… fate pubblicità.

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