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A Lucca il Parlamento Europeo dei giovani

width=300Ho avuto l'occasione di partecipare alla XXVI sessione del Parlamento Europeo dei Giovani (Peg) che si è svolta a Lucca, a Palazzo Ducale, dal 18 al 23 marzo scorsi. Il Peg è un organismo indipendente, apartitico e senza fini di lucro costituitosi come Comitato nazionale dello European Youth Parliament.

Le attività organizzate dal Peg promuovono la dimensione e l'identità europea nelle scuole secondarie superiori italiane dando agli studenti la possibilità di partecipare ad un'esperienza formativa molto stimolante.
Dal 2003 l'associazione Peg ha la sua sede nazionale a Lucca presso il Liceo Scientifico “A.Vallisneri”. La sede internazionale dell'associazione è a Berlino.

In questa edizione del Parlamento Europeo una sessione plenaria è stata dedicata al tema dell'anno, il volontariato.

Il protocollo di questi incontri prevede che i ragazzi si dividano in commissioni le quali sottoporranno al Consiglio una risoluzione che verrà dibattuta, proprio come nel Parlamento europeo.
Ho deciso allora di illustrare loro la legge italiana sul volontariato al fine di segnalare quanto sarebbe importante una normativa europea di riferimento. Per affrontare questo argomento è necessaria però una attenta e consapevole ricognizione di ciò che si intende per volontariato nei vari Paesi dell'Unione, quale il suo ruolo nella dimensione pubblica, nei servizi, quale il rapporto con la gratuità, quali i profili organizzativi delle associazioni.

In Italia abbiamo visto nascere e consolidarsi, soprattutto dagli anni '80, un volontariato organizzato, spesso fondato sull'integrazione di sociale e sanitario e proteso ad essere un forte soggetto sociale di riferimento.

Oggi le grandi trasformazioni in atto ci impongono di aprire un dialogo profondo e sistematico con i giovani, perchè la loro idea di solidarietà, di partecipazione, di scambio e di gratuità possa confrontarsi con la originalità della storia del volontariato italiano e con la complessità delle esperienze europee avendo a cuore di non rinunciare alla prospettiva di poter incidere sul cambiamento.

L'archivio: un impegno quotidiano

Ogni ente, sia esso pubblico o privato, produce nel corso della sua esistenza una variegata quantità di documenti. E' forse in questa origine del tutto spontanea che risiede l'aspetto più interessante, e allo stesso tempo problematico, dell'archivio. Nell'ambito dell'ordinaria attività amministrativa è facilmente compresa la sua importanza “storica”, meno intuitivo appare il concetto dell'importanza rivestita anche dall'archivio corrente.

L'operazione di riordino dell'archivio di deposito - che il Cesvot ha avviato a circa dieci anni dalla sua nascita – è stata vissuta dalla struttura operativa come un'attività quasi esclusivamente confinata al mondo degli archivisti e, pertanto, svincolata dalla quotidiana gestione amministrativa del lavoro.

In realtà la decisione di riordinare la documentazione fin lì prodotta nasceva anche da esigenze strettamente pratiche. Come spiega Monica Casotti, addetta alla Segreteria Generale, si era ormai prodotta una quantità notevole di documenti (si consideri che il Cesvot ha una media annua di oltre 10mila protocolli) per cui si avvertiva sempre più il problema della rintracciabilità degli stessi.

D'altra parte secondo Silvia Bruni, consulente del Cesvot per la Documentazione, la mancanza di un corretto sistema di archiviazione emerse anche dai risultati del riordino: da un lato si rilevò una suddivisione degli incartamenti tutto sommato valida dal punto di vista archivistico, perché ogni ufficio aveva l'abitudine di conservare i documenti di proprio interesse in base alle attività; dall'altro si evidenziò una presenza smisurata di fotocopie, dovuta proprio all'assenza di un sistema di gestione documentale condiviso da tutta la struttura operativa.

E' dunque a partire dal rilevamento di necessità contingenti e concrete da parte degli operatori che il Cesvot ha avviato una riflessione sulle procedure di gestione dei documenti.
Una riflessione che ha portato all'acquisizione di una diversa “maturità archivistica” da parte della struttura amministrativa e all'adozione, nell'aprile 2010, di un nuovo sistema informatico per la gestione dell'archivio corrente (registrazione e classificazione dei documenti).

Chiara Birindelli, anche lei addetta alla Segreteria Generale, afferma che, dopo una naturale fase di “assestamento”, il bilancio può dirsi più che positivo sotto l'aspetto dell'attività lavorativa quotidiana. Applicare delle regole condivise per una corretta gestione dei documenti ha dato la possibilità di riuscire a controllare in maniera più funzionale il flusso degli stessi e ha contribuito a dare maggiore coerenza anche nella gestione amministrativa delle diverse attività che il Cesvot svolge.

La gestione dell'archivio necessita di un impegno costante, ma bisogna sempre tener presente che tale impegno è ricompensato dalla corretta conservazione della propria memoria storica. L'archivio è l'espressione di ciò che un ente è (o è stato), è la rappresentazione della propria identità.

Daniela Tringali, Settore Gestione Risorse e Monitoraggio.

Giurista del sociale e non solo

Lo abbiamo chiamato Corso di Progettazione sociale ed è un progetto integrato per volontari e studenti universitari.
Si tratta dell'ultima prestigiosa esperienza messa in campo da Cesvot insieme alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Firenze.
Il via alle lezioni è stato il 18 marzo scorso nella sede del Polo delle Scienze Sociali di Novoli, 40 studenti, metà universitari, metà volontari; 40 ore di formazione in aula, 25 ore di formazione a distanza, 85 ore di studio individuale e 18 ore di laboratorio; un pacchetto di studi per valorizzare la progettazione sociale sia nel mondo professionale che nel mondo della solidarietà.

Io credo che l'avvio di questo corso di formazione rappresenti un passaggio importante di collaborazione tra Cesvot e Università; una conferma dei buoni rapporti con l'Ateneo fiorentino non solo nell'ambito della ricerca ma anche in quello della didattica.
In particolare questa partnership con la Facoltà di Giurisprudenza evidenzia il sempre più stretto collegamento tra il mondo del diritto e quello della solidarietà, nella misura in cui tale sintesi consente di contribuire alla realizzazione di concreti strumenti di giustizia sociale.

Questo corso sulla progettazione sociale è una occasione importante per acquisire abilità che sono ormai indispensabili non solo ai volontari impegnati nelle loro associazioni ma anche per coloro che andranno a svolgere la professione di avvocato.
Non solo quindi per chi si immagina giurista del sociale dedito ad organizzare interventi destinati ai migranti, piuttosto che ai detenuti o qualcun'altra delle diverse fasce, ormai amplissime, di persone socialmente escluse.

In occasione della presentazione del corso Emilio Santoro, professore associato alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Firenze, ha ricordato che “gli interventi in questo campo sono spesso in grado si suscitare l'entusiasmo degli studenti anche se sono difficilmente realizzabili senza la possibilità di accedere ai finanziamenti di Regioni, enti locali, fondazioni bancarie e Comunità Europea” e che “questo corso sarà un'occasione importante per far conoscere agli studenti il complesso mondo del volontariato impegnato nel sociale e, allo stesso tempo, sarà occasione per mettere a disposizione delle associazioni le competenze universitarie”.

Il successo della formula messa in campo è testimoniato dal fatto che le domande di iscrizione sono arrivate numerose anche da studenti iscritti a facoltà diverse da Giurisprudenza ed anche da fuori regione.

Per ulteriori informazioni sul progetto www.cesvot.it/usr_view.php/ID=11217

Paolo Balli è direttore di Cesvot.

Quando l'associazione è una marca

I puristi, i filosofi, gli ortodossi sono invitati alla lettura solo se promettono di cogliere l'amore immenso che mi anima nell'occuparmi di volontariato, ma questo mese parlerò della forza di una marca (in inglese brand), e di come si debba e si possa fare “marketing del volontariato”, quasi come se le associazioni fossero prodotti da comprare (e vendere).

Quando pensiamo ad Avis pensiamo al sangue, alla raccolta di sangue per chi ha bisogno, e questo anche grazie alle campagne di comunicazione finalizzate alla cultura della donazione (famosissima e tutt'oggi commovente nella sua semplicità quella con Glauco Onorato nel ruolo del donatore).

Avis da molti anni è sinonimo di solidarietà, di servizio per gli altri, di dono. Con tutta la pubblicità e le risorse investite, Avis è una brand, e comunicare con una brand può essere molto utile anche quando non promuove se stesso e la sua mission primaria, ma “prodotti di solidarietà collaterali”, quale è il servizio civile.

Per un pubblicitario una campagna per Avis è una campagna facile, perchè la brand sostiene tutto; è una campagna semplice, perché la brand parla da sola; è una campagna efficace, perché la brand così conosciuta è di per sé efficace.

In questa campagna sul servizio civile in Avis osserviamo inoltre un trattamento molto pulito, semplice, lineare e di grande efficacia comunicativa: un modello che spesso vediamo in prodotti di largo consumo, finanziari, auto … insomma, una vera campagna pubblicitaria.

Non me ne vogliano i volontari, ma sono assolutamente d'accordo con questo trattamento: al di là ed al di fuori della ovvia condivisione degli obiettivi e delle finalità, devo ammettere che quando una associazione di volontariato comunica con regole “da prodotto commerciale” la pubblicità che ne risulta è efficace.
Non me ne vogliano le associazioni, anzi, ma ogni volta che il volontariato “si vende”, cioè fa mostra di se stesso con le regole di chi lo deve comprare, l'azione di comunicazione è forte ed efficiente.

E' un mondo strano, questo, ma anche molto semplice: una associazione (il produttore) vende ad un potenziale volontario (il cliente) il suo prodotto (stare bene facendo del bene) e chiede un prezzo (il tempo del volontario stesso). La promessa di comunicazione è chiara: farai fatica, ti impegnerai, spenderai il tuo tempo, ma alla fine ti sentirai più appagato, forte, maturo.

In questo caso poi la comunicazione promuove un investimento in tempo a chi rischierebbe di buttarlo via (i giovani,) e quindi tende a valorizzare il tempo stesso facendo una scommessa su questo elemento di crescita del giovane (vi ricordo che in questo caso il giovane è il cliente…).
Il marketing del volontariato è proprio tutto qui: attrarre l'attenzione del “cliente”, suscitare il suo interesse, stimolare il suo desiderio, spingerlo all'acquisto (proprio come il marketing delle sottilette…).
Una sola piccola nota critica è sulla foto: corretta la struttura di comunicazione, difficile la decodifica (è complicato infatti capire che quelle frecce rappresentano la perdita di tempo che si vuole esorcizzare).
Molto corretti invece i testi, la loro brevità ed efficienza sintetica, ottimo l'uso del colore verde (segnaletico e legato alla gioventù padrona della speranza).

Basta quindi una foto e un po' di testo sotto per fare una bella pagina pubblicitaria? Forse se sei Avis, cioè se sei una marca, se comunichi come una marca.
Molte associazioni di volontariato sono già “marche”, e molto affermate (pensiamo alla sinonimia ambulanza-misericordia, ed alla notorietà delle Pubbliche Assistenze solo per fare due esempi) ma spesso le associazioni non comunicano da marca, cercando anche volontariamente un profilo basso che sembra più adatto al “prodotto-volontariato” (già questo accostamento ha in sè qualcosa di blasfemo).

Eppure… la pubblicità di una brand è più facile ed efficace... la pubblicità crea le marche… le marche attraggono meglio il target-cliente… i clienti comprano i prodotti… le marche crescono in termini di visibilità…

Alla prossima e… fate pubblicità!

Banche del tempo: dove?

LIBRI

E Tempus datur. Un'analisi sociologica delle banche del tempo in Italia

di Giuliana Galeotti, Vita e Pensiero 2005

Il tempo... non è denaro! Riflessioni sui sistemi di scambio locale non monetario e sulle banche del tempo
di Paolo Coluccia, Bfs 2003

La banca del tempo nella scuola. Che cos'è, come si progetta e come si realizza
di Marta Russo, Maria Teresa Vacatello, Emi 2001

LINK

Associazione nazionale banche del tempo
associazionenazionalebdt.it

Osservatorio nazionale banche del tempo
tempomat.it

Periodico online sulle banche del tempo
banchetempo-flash.it

Sito del Comune di Prato dedicato a buone pratiche su tempi e spazi di vita
tempiespazi.it

Banche del tempo multiculturali di Roma e Ostia
uni.net


BANCHE DEL TEMPO IN TOSCANA

Firenze
A Firenze sono 4 le banche del tempo, 3 si sono costituite in associazione ed una è promossa dalla sezione soci Coop. Per conoscere le sedi degli sportelli e gli orari vedi: portalegiovani.comune.fi.it

Associazione Banche del Tempo di Firenze
email: banchetempofirenze@libero.it

Banca del Tempo “La Danza delle Ore”
email: sez.firenze-no@socicoop.it

Borgo San Lorenzo (Fi)
Associazione Giardino delle Ore
c/o Centro di Incontro del Comune, Piazza Dante 33
tel. 055 8494533 - email: giardinodelleore@libero.it

Arezzo
Banca del tempo di Arezzo
c/o Comune - Servizio Integrazione e Pari Opportunità - Uff. Partecipazione e Decentramento
tel. 366 3649818 - email: bancadeltempo.arezzo@gmail.com

Grosseto
Banca del Tempo
c/o Circoscrizione 3 Gorarella, via Papa Giovanni XXIII
tel. 0564 494797 - email: bancadeltempogrosseto@gmail.com
sito: gol.grosseto.it

Prato
Laboratorio del Tempo, via Filicaia 34/7
tel. 0574 26602 - email: laboratoriodeltempo@comune.prato.it
sito: laboratoriodeltempo.prato.it

Torrita di Siena (Si)
Banca del tempo solidale tra la Valdichiana e la Campania
via Maestri, Torrita di Siena
email: enrico.todisco.enry@alice.it

Pistoia
Banca del Tempo
c/o Circoscrizione 3, Piazza Belvedere
tel: 0573 402174 - sito: comune.pistoia.it

Agliana (Pt)
Banca del Tempo
c/o locali comunali dell'ex Ciaf, Piazza della Resistenza
tel: 0573 675133 - email: bancadeltempoagliana@gmail.com

Pisa
Nell'ambito della Rete di Economia Solidale di Pisa, Lucca e Livorno è attivo un gruppo di lavoro per la costituzione a Pisa di una o più banche del tempo. Per ulteriori informazioni: respisa.org

San Miniato (Pi)
Banca del Tempo
c/o Centro Giovani Vocintransito, via 1° Maggio, Ponte a Egola
tel: 3463215339 - email: giovi6919@alice.it
sito: comune.san-miniato.pi.it

Volterra (Pi)
Banca del Tempo
c/o Centro polivalente Le spighe, via Roma 8
tel: 0588 86438 - email: bancadeltempo@comune.volterra.pi.it
sito: comune.volterra.pi.it

320 le banche del tempo in Italia

La prima banca del tempo nasce nel 1992 a Parma per iniziativa di un gruppo di pensionati ma l'antesignana delle banche nasce a Sant'Arcangelo di Romagna nel 1995 su proposta del Comitato Pari Opportunità del Comune. Socialità, reciprocità, solidarietà e gratuità: questi gli ingredienti delle banche del tempo, il cui scopo è creare uno scambio circolare e gratuito di saperi e servizi. Oggi in Italia si contano almeno 320 banche del tempo (Bdt) che solo a Roma coinvolgono 7500 persone e in Lombardia 5000. Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna le regioni con il numero più alto.

Secondo l'indagine promossa nel 2010 dalla Provincia di Torino e dall'Associazione Nazionale Banche del Tempo, fondata nel giugno 2007, il 70% delle Bdt sono associazioni, il 53% delle quali di promozione sociale. Il 47% è stato promosso da un gruppo di cittadini, il 25% da un'associazione già esistente. Gli iscritti sono soprattutto donne e anziani. Il 55% delle banche dichiara di effettuare un numero di scambi che va da 1 a 600 all'anno. Buona parte degli scambi riguarda attività di cura e aiuto domestico, attività ricreative e scambi di saperi. Il 60% delle banche del tempo ha una convenzione con l'amministrazione comunale, tuttavia il 73% non partecipa a nessuna rete di banche del tempo o ad altre reti (69%). Il 63% svolge anche attività formative sul territorio.

In Toscana le banche del tempo sono 14 (vedi elenco), 4 solo a Firenze, città che nel 1999 ha visto anche una delle prime Bdt in ambito scolastico. La gran parte delle Bdt toscane nasce all'interno di altre associazioni o è promossa da gruppi di cittadini con il sostegno di Comuni e Circoscrizioni. La legge 53/2000 Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità e per il coordinamento dei tempi delle città, all'art. 27 prevede, infatti, che gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di banche del tempo per favorire lo scambio di servizi di vicinato, facilitare l'utilizzo dei servizi della città, il rapporto con le pubbliche amministrazioni e la solidarietà nelle comunità locali.

Un importante sostegno allo sviluppo delle banche del tempo toscane è venuto dal progetto Equal “Tempo: Territorio e Mainstreaming per le Pari Opportunità” (2005-2007), promosso da Comune e Provincia di Firenze e dal Comune di Prato, con la collaborazione di enti e associazioni. Grazie al progetto, infatti, è nata la banca del tempo di Prato, presso il Laboratorio del Tempo, e tre delle Bdt fiorentine si sono unite fondando l'Associazione Banche del Tempo di Firenze (leggi intervista). Il progetto ha inoltre permesso di attivare a Firenze e Prato vari interventi - tra servizi, materiali informativi, seminari e percorsi formativi - sul tema “tempi e spazi della città”.

Negli ultimi anni, il fenomeno 'banche del tempo' sta conoscendo ulteriori sviluppi con l'incalzare della crisi e grazie ad una maggiore diffusione di nuove forme di 'economia solidale'. In alcune grandi città sono nate banche del tempo con sportelli tematici, come quelli dedicati alla cucina, alla musica o all'informatica. A Roma, Palermo e Torino, invece, sono state aperte banche del tempo multiculturali che, valorizzando lo scambio tra autoctoni e nuovi residenti, rappresentano un importante strumento di solidarietà e integrazione interculturale. A Roma e Ostia nelle banche del tempo multiculturali promosse dall'associazione Sos Razzismo i soci si scambiano cibi, lezioni di lingua, corsi di ballo e tante altre attività che fanno parte della quotidianità di tutti, italiani e stranieri.

Un'economia delle relazioni

Quando devo raccontare delle banche del tempo mi torna in mente quel che mi disse una giovane donna. Era venuta in banca determinata e convinta di aver scelto la strada giusta; mi raccontò che da piccola aveva dovuto accudire la sua famiglia senza mai ricevere in cambio un sorriso. Una volta diventata mamma, voleva che i suoi figli capissero il valore del rispetto attraverso la modalità dello scambio e della reciprocità. Quella giovane donna era perfettamente entrata nel clima e nello spirito delle banche del tempo (Bdt).

Sono trascorsi circa sedici anni dalle prime esperienze. Nate soprattutto nel centro nord, hanno - a differenza di esperienze simili del nord Europa - un'impronta tutta italiana caratterizzata dallo scambio paritario che pone al centro la valorizzazione del lavoro di cura e della persona.

Le banche del tempo hanno radici comuni con il volontariato, ma se ne differenziano perché la regola unica che vige è lo “scambio paritario”. Ogni persona dà ma deve anche ricevere: accompagno tua figlia a scuola e acquisisco un credito in ore che spenderò quando avrò bisogno di qualcosa. Uscire dalla logica del mercato è una bella sfida culturale in un mondo dominato da logiche finanziare e a volte egoistiche. È quello che noi chiamiamo “economia relazionale”.

Per dare più forza ai nostri progetti e rilanciare l'esperienza nasce, nel 2007, l'Associazione Nazionale delle Banche del Tempo con l'obiettivo di sostenere il radicamento e la diffusione delle banche del tempo in Italia.

Un'indagine del 2009 fotografa la figura, il carattere e la fisionomia delle Bdt. Rispetto ai primi anni, esse coprono quasi tutta la realtà nazionale e sono in espansione anche nel sud. Le persone che si iscrivono sono donne al 70% ma, rispetto agli inizi, gli uomini stanno aumentando in maniera costante; hanno un titolo di studio medio-alto e la fascia di età più rappresentativa va dai 55 ai 70 anni. Si registra un aumento d'interesse da parte dei giovani, anche rispetto allo studio del fenomeno: numerose le tesi universitarie sull'argomento e in alcuni atenei sono attive banche del tempo.

Le attività sono di varia natura e in questi anni sono aumentati gli iscritti e le ore scambiate. Un altro dato di novità è la spinta dei cittadini ad associarsi e una nuova sensibilità a sostenere tali esperienze da parte delle istituzioni locali (che si avvalgono delle legge 53/2000, il cui art. 27 prevede che gli enti locali favoriscano la nascita di banche del tempo). Importantissimo a questo fine è stato il protocollo d'intesa nazionale che ha siglato una rete di amministrazioni locali al fine di sostenere e attivare i progetti delle banche del tempo nelle città.

Altra novità, rispetto agli anni precedenti, è il progetto europeo che ci vede partner di Portogallo e Spagna per lo studio, il confronto e la messa in atto di un percorso formativo degli animatori delle Bdt europee. Questo è un traguardo importante anche perché è stato preceduto da un protocollo d'intesa tra l'Associazione Nazionale delle Banche del tempo italiane e quelle spagnole. La rete che stiamo creando a livello europeo ha una forte valenza ideale e concreta perché rappresenta un passo importante nel percorso di costruzione dell'Europa dei popoli.

Maria Luisa Petrucci, presidente dell'Associazione Nazionale Banche del Tempo.

Da Firenze verso un coordinamento regionale

A Firenze sono attive 4 banche del tempo: la Banca del Tempo di S. Croce, di Oltrarno, di Coverciano e la Banca del Tempo “La Danza delle Ore” promossa a Rifredi dalla Sezione Soci Coop. Grazie anche al progetto europeo “Tempo – Territorio e mainstreaming per le pari opportunità”, le banche del tempo fiorentine si sono costituite in associazione. Per saperne di più abbiamo intervistato la presidente Adriana Casini.

Quante sono le persone coinvolte e quali le attività più richieste nelle banche del tempo fiorentine?
Le persone coinvolte sono circa 250 e le attività che offriamo sono molto varie: dal preparare una cena, a fare orli a gonne e pantaloni, dai passaggi in macchina all'organizzare di corsi o visite guidate ai musei e poi i “mercatini di scambio” e tanto altro ancora. Lo scorso anno, nelle quattro banche del tempo fiorentine, sono state scambiate circa 600 ore.

E' possibile definire le banche del tempo una nuova e diversa forma di volontariato?
Effettivamente le banche del tempo rappresentano una diversa forma di volontariato perché si fondano sull'offerta o meglio sullo scambio volontario e gratuito di attività e servizi, ma si intersecano anche con lavoro di volontariato più 'tradizionale'. Recentemente, infatti, stiamo collaborando con la Rete di Solidarietà del Quartiere 2 per organizzare i cosiddetti “maglia caffè” che coinvolgono persone anziane che non sono in grado di uscire. E' un modo per fare loro compagnia e aiutarli a trascorrere un pomeriggio piacevole e diverso.

Firenze è stata non soltanto tra le prime in Italia a dotarsi di una banca del tempo ma anche la prima, nel 1999, ad attivare una banca del tempo scolastica presso l'Istituto ‘Buontalenti'. Che significa portare questa esperienza nelle scuole?
Dopo quell'esperienza purtroppo non siamo più riusciti ad attivare banche del tempo scolastiche perchè non abbiamo trovato la strada giusta per contattare gli studenti, sia liceali che universitari. Sarebbe, invece, importante coinvolgere gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado perché li aiuterebbe anche a socializzare, soprattutto gli studenti fuori sede. Lontani dalle famiglie, questi studenti hanno mille bisogni che noi potremmo aiutare a risolvere. E poi tra i nostri iscritti ci sono professori in pensione che potrebbero anche aiutarli nello studio. Riguardo alle elementari si potrebbero coinvolgere le madri che lavorano e aiutarle, ad esempio, nell'andare a riprendere i figli a scuola.

In Toscana ci sono circa 15 banche del tempo, alcune delle quali attive da anni ma, a differenza di altre regioni, non esiste un Coordinamento regionale. Non crede che, invece, sarebbe utile?
E' vero, sarebbe oltremodo positivo avere un coordinamento regionale. Ed ho, infatti, intenzione di attivarmi per costituirlo prima possibile, spero di riuscirci… Sarebbe importantissimo poter scambiare con tutte le banche del tempo della regione, sarebbe un arricchimento per tutti. Per esempio, i membri della banca del tempo dell'Isola d'Elba che devono venire a Firenze per cure mediche od esami complessi e devono trattenersi per più di un giorno, potrebbero trovare ospitalità presso qualche nostro socio. Ciò allevierebbe un po' i disagi ed anche le spese.

 

A San Miniato il tempo paga

Come nasce la banca del tempo di San Miniato?
La banca nasce nell'ottobre 1997 su spinta della Commissione Pari Opportunità e grazie ad un gruppo di cittadini che aveva voglia di mettersi in gioco e scambiarsi vicendevolmente aiuto e servizi. Gli scambi, infatti, avvengono tra i soci e non comportano alcuna transazione di denaro, perchè l'aiuto si 'paga' conteggiando il tempo. Ad oggi i soci della banca sono 115 e all'anno ci scambiamo circa 500 ore.

Come si legge sulla vostra pagina web, offrite una grande varietà di servizi, oltre 100 voci tra le quali anche “una spalla su cui piangere”. Quali i servizi più richiesti e come funziona il meccanismo dello scambio?
I servizi più richiesti sono: aiuto in cucina, anche per feste e buffet; yoga e meditazione; servizio taxi; disegno di modelli e cucito. Il socio che ha bisogno di un servizio chiama direttamente la persona che lo offre e si mette d'accordo per lo scambio (ovviamente sempre che la persona contattata sia disponibile a farlo). In seguito si conteggiano e si registrano le ore che sono servite, quindi accreditate a chi ha fatto il servizio e defalcate a chi le ha richieste. In occasione dello scambio viene compilato un vero e proprio 'assegno' ma invece dei soldi viene indicato il totale delle ore! I soci della banca del tempo al momento che si iscrivono hanno a disposizione 10 ore da poter spendere come meglio credono. A seconda di quanti scambi vengono effettuati e dal tipo di servizio, si può più o meno incrementare il credito ore. Ovviamente, non trattandosi di una banca canonica, non ci preoccupiamo se andiamo in “rosso”, anzi il socio 'modello' chiede continuamente scambi senza preoccuparsi di aver finito il credito. In alcuni casi per premiare il socio che ha fatto molti scambi sono previsti dei bonus.

Da qualche anno avete anche una convenzione con il Comune fondata proprio sullo scambio reciproco di tempo e servizi…
Sì, secondo la convenzione il Comune di San Miniato ci dà l'uso gratuito di una stanza per riunioni e iniziative e noi contraccambiamo facendo un servizio di catering all'anno per qualche iniziativa comunale. Lo scorso ottobre abbiamo organizzato una cosa molto carina: la biblioteca comunale aveva deciso che per tutto il mese sarebbe rimasta aperta anche il sabato sera e per l'ultimo sabato di ottobre ci hanno chiesto di pensare al buffet. Proprio in quell'occasione cadeva anche il nostro tredicesimo compleanno e quindi abbiamo fatto una bella cena, sia per festeggiare la chiusura dell'iniziativa che il nostro compleanno.

Quali altre attività organizzate?
Oltre allo scambio di tempo e servizi, organizziamo corsi, seminari e tante attività collettive. Ad esempio nel 2010 abbiamo organizzato seminari sull'acqua e sui detersivi naturali, sessioni di meditazione, corsi di cucina internazionale e macrobiotica, conversazioni in lingua inglese, corsi di ballo e di pittura. E poi escursioni all'aperto e a fine anno abbiamo promosso un bel mercatino del baratto.

Perché chi ci legge dovrebbe iscriversi ad una banca del tempo?
Perchè è davvero una bella esperienza. Io mi sono iscritta alla banca del tempo perché avevo bisogno di fare nuove conoscenze e poi mi incuriosiva molto la disponibilità delle persone ad offrire gratuitamente servizi e saperi. Devo dire che le mie aspettative non sono state deluse. Oltre ad usufruire di scambi fatti veramente volentieri e con competenza, ho trovato tanti nuovi amici e questa, almeno per me, è davvero una buona ragione per iscriversi!

Il tempo solidale

Il tempo libero è un'acquisizione relativamente recente, è una conquista delle società industrializzate. Il tempo libero nasce quando l'uomo si affranca dai bisogni, quando riduce la sua dipendenza dalle necessità. La conquista del tempo libero è apparsa ai più come la prova che il progresso conduce ad un uomo emancipato dalle sole esigenze materiali.

E così il tempo libero tanto faticosamente conquistato è divenuto un bene prezioso, spesso più prezioso del denaro. Ed è diventato un terreno di contesa. Da più ambiti.

Primo di tutti il mercato. Già Herbert Marcuse denunciava il rischio che nella società industriali avanzate il tempo libero fosse destinato al solo consumo: la vita dell'individuo ancora una volta rischiava di essere condannata all'atavico bisogno di produrre e consumare. Era “l'uomo ad una dimensione” quello continuamente indotto al ruolo di consumatore. E' nel tempo libero, infatti, che si è consumatori di attività, di prodotti e di divertimenti.

E poi c'è la politica che pare aver scoperto l'importanza della partecipazione. Per migliorare la democrazia bisogna innovare, potenziare e sviluppare i canali di partecipazione dei cittadini alle decisioni dei governi. Perché la partecipazione oltre ad essere un valore “in sé” si dice che renda più efficaci e più “giusti” i processi decisionali. Ed è nel tempo libero che le persone possono dare il loro contributo alla politica. E' questo il tempo nel quale si immagina il futuro. Another world is possible! Ricordate?

Dunque possiamo dire che per tempo libero si intendono tutte quelle attività che svolgono le persone quando non lavorano, attività scelte per passione. Sul vocabolario si legge che nel concetto del tempo libero vi è la cura del sé, la socializzazione, il divertimento, la conoscenza, l'informazione.

E noi, dedicandoci ogni giorno a raccontare le storie, le idee ed i progetti delle associazioni di volontariato e a raccogliere le vostre domande sul volontariato, vogliamo e dobbiamo aggiungere che nel concetto di tempo libero vi è anche la solidarietà e la cura di ciò che è di tutti, anche delle generazioni future.

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