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Mantenimento della qualifica APS ed ASD

Domanda: 

Una Polisportiva ASD iscritta al CONI ed al CIP e iscritta, ad oggi, nel Registro delle APS, se decide di rimanere iscritta e di trasmigrare nel RUNTS - Sezione APS, può mantenere sia la qualifica di APS che quella di ASD? Oppure dovrà optare per una delle due tipologie?

E quali differenze ci sarebbero? Se rimane APS, perde i vantaggi fiscali che avrebbe con l'iscrizione al CONI? 
Però se una ASD non è iscritta al RUNTS può partecipare ai bandi per la gestione degli impianti sportivi pubblici?
In altre parole, se una ASD non è anche ETS e deve fare una convenzione con un Ente Pubblico come fa?

Risposta: 

L’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche non è un’attività riservata per Legge alle ASD iscritte nel Registro CONI: la lett. t), art. 5 Cts si rivolge proprio a queste ultime organizzazioni. 
Le ASD, però, non sono automaticamente ETS/APS, ma possono decidere di diventarlo iscrivendosi nel RUNTS (ovvero, per quelle già iscritte come la Polisportiva, nei registri attualmente vigenti delle APS, non cancellandosi dal RUNTS cui trasmigreranno automaticamente ai sensi dell’art. 54 Cts). 
Si precisa quindi che tra iscrizione nel Registro CONI delle ASD ed iscrizione nel Registro regionale APS (o ODV) ora e RUNTS dopo,  non sussiste per Legge nessuna incompatibilità espressa, sicché è sicuramente possibile per la Polisportiva possedere contemporaneamente la qualifica di ASD a fini sportivi (mediante iscrizione nel Registro del CONI) e la qualifica di APS ai fini del terzo settore (mediante iscrizione nel Registro regionale delle APS). Pertanto, l’associazione già iscritta nel Registro regionale delle APS non perde l’iscrizione nel Registro del CONI.

La scelta della Polisportiva di mantenere la propria iscrizione al Registro regionale delle APS (ora) e al RUNTS (dopo) dovrebbe essere attentamente ponderata poiché le ASD che dopo la trasmigrazione automatica permangono nel RUNTS ottengono numerosi benefici, non solo fiscali, ma ne perdono altri. Mantenere la qualifica di APS non è dunque una circostanza priva di conseguenze negative e foriera solo di benefici e vantaggi. È necessario perciò svolgere un’accurata analisi costi/benefici (anche) sulla base dei seguenti elementi.

L’art. 89, comma 1, Cts, stabilisce che agli ETS non si applicano: “a) l’articolo 143, comma 3, l’articolo 144, commi 2, 5 e 6 e gli articoli 148 e 149 TUIR” …, nonché “c) la legge 16 dicembre 1991, n. 398”; quindi, le ASD che sono anche ETS/APS perdono la possibilità di applicare il loro particolare regime di decommercializzazione dei corrispettivi specifici, così come previsto e disciplinato dal TUIR, nonché il loro particolare regime IVA e IRES, così come previsto e disciplinato dalla Legge 398/1991. Deve inoltre ritenersi che tali ASD perdano anche la possibilità di applicare normative che a loro volta presuppongono l’applicazione del regime ex Legge 398/1991, come quella di cui all’art. 25, comma 2, legge 133/1999 (sull’esenzione di alcuni proventi dal reddito imponibile).

Dovrebbe peraltro ritenersi che per una ASD non vi siano ulteriori conseguenze negative derivanti dall’assunzione dell’ulteriore status di APS. In particolare, dovrebbe rimanere invariata ed applicabile alle ASD-APS la disciplina fiscale di cui all’art. 69, comma 2, TUIR (esenzione dal reddito imponibile dei compensi sportivi fino a 10.000 euro per periodo d’imposta e la deducibilità ex art. 90, comma 8, legge 289/2002 (quali spese di pubblicità ex art. 74, comma 2, TUIR) delle sponsorizzazioni (fino a 200.000 €).

Se la Polisportiva rimane iscritta come APS, oltre ai vari vantaggi non fiscali (rapporti con le amministrazioni pubbliche in termini di co-programmazione, co-progettazione, accreditamento e convenzionamento; possibilità di beneficiare del 5 per mille a prescindere dallo svolgimento di una rilevante attività sociale; acquisto agevolato della personalità giuridica; accesso a fondi pubblici per progetti; compatibilità con la destinazione d’uso di immobili e locali; esonero presentazione modello EAS anche se si svolgono attività commerciali, ...), vi sono vantaggi fiscali rilevanti, sia indiretti (in particolare le detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali) sia diretti. 
Le APS godono infatti, ex art. 85, commi 1 e 2, Cts, di un regime particolarmente ampio e favorevole di decommercializzazione dei corrispettivi specifici sostanzialmente comparabile a quello di cui godono le ASD ex art. 148, comma 3, TUIR, salvo che per il mancato riferimento ai “tesserati delle organizzazioni nazionali”, che è (invero solo) in parte compensato dall’aggiunta dei “familiari conviventi”. 
Quanto alle entrate di natura commerciale, le APS godono di un regime forfettario ad hoc (imponibilità del 3% del reddito) nei limiti di 130.000 €, che in parte compensa la mancata applicazione del regime forfettario di cui alla legge 398/91.

In conclusione, sembra di poter dire che se la Polisportiva ha entrate commerciali (anche per effetto di sponsorizzazioni) abbastanza elevate (cioè superiori a 130.000 € ma comunque inferiori a 400.000 €, che è il limite di applicazione del regime forfetario ex L. n. 398/1991), allora dovrà valutare attentamente se rimanere iscritta al Registro regionale delle APS. Se invece, la ASD di cui si tratta ha entrate commerciali poco rilevanti, allora il mantenimento della qualifica di ASD sembra preferibile.

Le qualifiche di ASD e di APS sono cumulabili in capo alla medesima associazione poiché tra gli elementi qualificanti una ASD e quelli di una APS non v’è contraddizione, ma anzi sintonia, posto che la disciplina del terzo settore declina e rafforza alcuni principi organizzativi soltanto enunciati nella disciplina sostanziale delle ASD. Infatti, ai sensi dell’art. 90, commi 17 e 18, L. n. 289/2002, per potersi iscrivere nel Registro del CONI (previa “affiliazione” ad un organismo sportivo, cioè una federazione sportiva nazionale, una disciplina sportiva associata o un ente di promozione sportiva come il CIP) e così ottenere il “riconoscimento a fini sportivi”, le ASD devono avere la forma giuridica di associazione con o senza personalità giuridica, devono avere come oggetto sociale l’organizzazione di attività sportive dilettantistiche compresa l’attività didattica, devono essere prive di scopo di lucro ed avere un ordinamento interno ispirato ai principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati con la previsione dell’elettività delle cariche sociali, devono redigere rendiconti economico-finanziari. Sono, questi ultimi, tutti aspetti che caratterizzano anche gli ETS e sono dettagliati nel Codice del Terzo settore. Vi é  piena compatibilità anche con quanto previsto dall’art. 148, comma 8 del TUIR, il cui rispetto è necessario affinché le ASD possano usufruire del particolare regime di decommercializzazione di cui al co. 3 del medesimo articolo del TUIR.

Inoltre, la ASD non dovrebbe, ai sensi dell'art. 55 Cts, partecipare ai bandi per la gestione degli impianti sportivi pubblici. Potrebbe in base ad eventuali norme speciali dell'ordinamento sportivo.
Le convenzioni, di cui all'art. 56 Cts, sono limitate alle ODV e APS iscritte nei Registri.

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